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La lettera di Giovanni Pascoli a Giosuè Carducci da Viggiano


Oggi capitale del petrolio, fino a qualche decennio addietro terra meravigliosa e affascinante: Viggiano, nella valle dell’Agri, quasi un sogno come la descrive Giovanni Pascoli nella lettera inviata a Giosuè Carducci, il 26 luglio del 1884.
“Il paese non è grande, ma nemmeno piccolo; l’aria ottima; pittoreschi i dintorni; le rovine di Grumentum a pochi passi; arpeggiamenti per tutto, che fanno di Viggiano l’Antissa della Lucania.”
La lettera del Pascoli continua a suscitare molti commenti proprio nel momento in cui si ritorna a parlare di Viggiano, diventato il numero uno in Europa per le estrazioni di petrolio in terra ferma.
L’entusiasmo del poeta romagnolo per questo lembo di paradiso è davvero grande, in netto contrasto con le sofferenze e il disappunto dovuti alla sua permanenza a Matera, in occasione del primo incarico di docente al Liceo. Il poeta alloggiava nei Sassi, in un tugurio malsano e infestato dai topi. I Sassi della vergogna, definizione quanto mai appropriata ad una realtá all’epoca di profondo degrado sociale e abitativo. Rimasta tale a lungo, per anni e anni.
Il paesaggio e la montagna di Viggiano sono i veri protagonisti della missiva al Carducci, scritta per chiedere in realtá che l’illustre Professore desse un aiuto per riuscire a trovare due giovani docenti disposti a insegnare nelle classi inferiori e in quelle superiori del Ginnasio comunale di Viggiano.
“Se ella, Sig. Professore, conoscesse due giovani che potessero e volessero avere i detti due posti non avrebbe che proporli al Prof. Castronuovo e sarebbero accettati subito.”
Anche il giudizio sugli allievi e sui docenti viggianesi è quanto mai positivo: “Ci sono buoni e bravi giovani e professori” aggiunge Pascoli quasi a voler convincere il suo maestro ad accettare la richiesta e a impegnarsi per indicare due docenti, ai quali va un incoraggiamento personale: “sarebbero pagati piuttosto bene e potrebbero trovare nel convitto buoni patti per alloggiare e vivere con poca spesa…solamente bisogna rompersi un poco le ossa per venirvi da Potenza in carrozza.”
Quasi una invocazione all’illustre professore perchè fosse data una risposta ad un problema reale che rischiava di mettere in forse, addirittura, il funzionamento del ginnasio di Viggiano. Altri tempi, altra vita. Soprattutto diversa mentalitá e differenti costumi, lontani anni luce dalla societá in cui viviamo. Fin troppo ovvio, anche se l’enorme distanza tra passato e presente va sottolineata e messa anzi nella giusta evidenza. Viggiano di ieri e Viggiano di oggi. Due mondi a confronto con un insediamento petroliferoq che fa parlare di sè le cronache non solo locali.
Il tema della lettera di Giovanni Pascoli non è certamente nuovo. Ne parla Giovanni Caserta, ricercatore materano e studioso del Pascoli, che al soggiorno lucano del poeta romagnolo ha dedicato un bel lavoro. Ne ha parlato anche il collega Rocco Brancati in una servizio televisivo.
Ma la questione è fondamentalmente una: la cultura del territorio si unisce alla storia dei luoghi specialmente in queste giornate del Fai, celebrate a Matera e in tutti gli angoli d’Italia, con un monito a chi queste risorse è chiamato non solo a gestire, quanto a far conoscere.
Viggiano oggi è nel Parco Nazionale dell’Appennino lucano e l’Appennino è uno dei grandi attrattori di Matera Basilicata 2019.
Il paesaggio, una risorsa da mettere a frutto in maniera idonea. Un parco sentinella, qual è appunto questo, riscopre la natura, i costumi, la storia di un popolo e quei fatti di tutto rilievo a cominciare dalla lettera del Pascoli che rappresenta più di un documento. Più di una semplice testimonianza, se non proprio un pressante invito a preservare l’ambiente per il futuro di tutti.

Rocco De Rosa

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