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La “Ciclovia della Magna Grecia”: fu presentata ad agosto, ora, a che punto siamo?

Dovrebbe essere la pista ciclabile più lunga d'Europa

Mille chilometri sulle due ruote attraversando i territori che furono trasformati dalla cultura ellenica. La ciclovia della Magna Grecia è il nome del progetto che, il 9 agosto 2017, ha ottenuto il via libera dal ministero delle Infrastrutture, entrando nell’elenco delle dieci piste ciclabili che dovrebbero unire tutta l’Italia del pedale.

Il percorso della Magna Grecia partirà dalla Basilicata, entrerà in Calabria dal lato Tirrenico, a Maratea, scenderà fino a Reggio Calabria per poi prendere due strade diverse: una risalirà la Calabria dal versante ionico fino al Metaponto; l’altra riprenderà da Messina e si spingerà fino a Pozzallo, toccando Catania, Siracusa e Pachino. Il segmento siciliano ricalca interamente il percorso dell’Eurovelo 7, tracciato dall’Unione europea e inserito tra le infrastrutture strategiche a livello continentale, che attraversa l’Europa da Nord a Sud (dalla Norvegia a Malta). L’iniziativa è partita dalla Calabria, ente capofila che ha messo insieme anche Basilicata e Sicilia: mille chilometri sulle due ruote sui territori che furono colonizzati dai Greci.

Il dicastero guidato da Graziano Delio ha messo sul piatto, inserendo la somma nelle leggi di stabilità 2016 e 2017, 374 milioni di euro, spalmati fino al 2024, per realizzare dieci ciclovie definite strategiche. Le quattro ciclovie della Stabilità 2016 – Ciclovia del Sole, Ven-To, Acquedotto Pugliese e Grab di Roma – ora sono già allo step successivo, quello della progettazione. Le altre sei – Ciclovia del Garda, Ciclovia della Magna Grecia, Ciclovia della Sardegna, Ciclovia Trieste – Lignano Sabbiadoro – Venezia, Ciclovia Tirrenica e Ciclovia Adriatica – potranno contare sulla copertura economica inserita nell’ultima manovra. Soldi disponibili che attendono di essere spesi, sulla base dei progetti di fattibilità che gli enti capofila dovranno presentare.

Il Ministro Delrio dichiarava: “La rete nazionale delle ciclovie turistiche, inserite nella programmazione delle Regioni e nell’allegato del Mit al Def come vere e proprie infrastrutture di ‘serie A’, sta prendendo forma nelle realtà e nella consapevolezza collettiva, con già 4 progettazioni in corso e 3 in partenza con la firma di oggi. Una mobilità lenta, in grado di integrarsi con altre modalità come il treno o le navi, per godere nel modo migliore del BelPaese”.

Il Ministro Franceschini a sua volta: “Nei prossimi anni l’Italia dovrà governare la crescita dei flussi turistici e il sistema delle ciclovie è fondamentale per sviluppare quel modello di sviluppo sostenibile e diffuso che vogliamo per il nostro Paese. Investire su nuovi percorsi è il primo obiettivo del piano strategico del turismo, uno strumento concreto che individua nel turismo sostenibile e di qualità una delle leve di policy per il benessere economico e sociale italiano”.

Al momento, però, la ciclovia Magna Grecia è una linea disegnata su una mappa. Alle Regioni coinvolte spettava studiare il progetto di fattibilità. A che punto è il progetto di fattibilità? La regione capofila, la Calabria, ha presentato entro i 90 giorni, quindi entro novembre 2017, al Mit la stima economica del progetto di fattibilità tecnica ed economica e del fabbisogno per la realizzazione, indicando le priorità? 

Ricevuto l’ok alla stima e le risorse per il progetto di fattibilità, i coordinatori dovranno inviare entro i successivi 180 giorni i progetti che saranno finanziati con decreto del Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti di concerto con il Ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo. A che punto siamo?
I progetti dovevano essere redatti sulla base del rapporto costo/benefici, della maggiore ed immediata fruibilità e, soprattutto, dell’intermodalità con le altre reti di trasporto; non ultimo, i progetti dovranno dare la possibilità ai ciclisti inesperti, ai disabili ed ai nuclei familiari di percorrere la ciclovia al pari degli altri utenti della ciclabilità. Immediata fruibilità significa soprattutto sfruttare percorsi esistenti. Bisognerà cioè lavorare di cesello, mappare il territorio e rivalutare strade o percorsi abbandonati. Uno dei requisiti è infatti l’uso di strade riservate o a bassissimo traffico veicolare, non superiore a 500 veicoli al giorno.

I soldi ci sono, il sogno di tanti amanti della bicicletta si può avverare ma gli amministratori regionali sono d’accordo?

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