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La Basilicata non si svuota per caso: i giovani non votano, se ne vanno

La Basilicata non sta attraversando un periodo difficile. Sta perdendo pezzi di futuro.

Gianni Molinari lo scrive con numeri che non ammettono interpretazioni: 23.250 abitanti in meno in cinque anni. Non è una flessione, non è un incidente statistico. È un processo. Silenzioso, continuo, razionale.

E qui bisogna chiarire una cosa che spesso viene travisata: quando si dice che i giovani “votano con i piedi”, non significa che votano male. Significa che usano i piedi per andarsene. Senza ritorno. Non protestano, non fanno rumore: semplicemente trasferiscono altrove competenze, tasse, figli che nasceranno altrove, futuro che crescerà altrove.

Questo non è un giudizio morale. È contabilità territoriale.

La Basilicata oggi è bravissima a raccontarsi e molto meno a trasformarsi. Si inaugurano simboli mentre si perdono generazioni. Si parla di attrattori, eventi, micro-progetti, ma un territorio non trattiene i trentenni con l’arredo urbano o con i rendering. Li trattiene con ecosistemi economici forti, mobilità sociale reale, velocità decisionale e meritocrazia percepita.

E qui arriva la parte scomoda.

Il problema non è solo economico. È culturale. Troppo spesso l’ambizione viene vista come un fastidio, il successo come un’eccezione sospetta, l’innovazione come un rischio da controllare. In queste condizioni chi ha energia, competenze e visione fa la scelta più logica: prende i propri piedi e li usa per andare dove il sistema funziona meglio.

Nel frattempo i numeri continuano a lavorare: meno giovani significa meno nascite, meno domanda, meno imprese, meno attrattività. Una spirale lenta, ma estremamente efficace.

La Basilicata non è priva di risorse — anzi. Ha spazio, qualità ambientale, dimensioni gestibili, potenziale energetico e umano. Ma possedere risorse non equivale a saper costruire un sistema.

Il presidente della Regione dovrebbe leggerla così: perdere giovani significa perdere potere economico e politico. L’ultimo contadino dovrebbe leggerla così: quando se ne vanno i figli, non se ne va solo una persona — se ne va la continuità.

La verità è semplice e brutale: la Basilicata non esporta prodotti. Esporta lucani.

E l’immagine più amara è questa: mentre discutiamo di altalene e inaugurazioni, il problema non è quanto salgono. È che sempre meno persone restano per salirci.

Prima che qualcuno si offenda: amare un territorio non significa fingere che vada tutto bene. Significa avere il coraggio di guardare i numeri e pretendere di più.

Paolo Patrone

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