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Investire i fondi europei del Recovery Plan ben oltre il 34% nel Mezzogiorno


Investire i fondi europei del Recovery Plan ben oltre il 34% nel Mezzogiorno;

predisporre un pacchetto di progetti di “alta qualità” per la “buona occupazione” (specie giovanile);

utilizzare al meglio le opportunità della fiscalità di vantaggio che si apriranno, a partire dalle ZES già istituite e ferme in buona parte per problemi burocratici.

Sono gli argomenti principali affrontati in un incontro che il Presidente della Camera ItalAfrica e del Gruppo Cestari, ing. Alfredo Cestari,  ha avuto a Roma al Ministero per il Sud e la Coesione Territoriale, con il segretario particolare del Ministro Giuseppe Provenzano, (il lucano) Raffaele La Regina, il delegato del Ministro per le Zes Marino. Alla base dello scambio di idee la condivisione che le nuove risorse europee destinate al nostro Paese per superare gli effetti fortemente negativi della pandemia per il Sud sono un’occasione da non sprecare a patto che imprese, istituzioni regionali e locali, soggetti sociali siano messi nelle condizioni di contribuire alla progettualità delle iniziative da candidare a finanziamento. In proposito, “punto di riferimento” è l’analisi Svimez: destinare infatti al Sud la metà dei 77 miliardi di euro di contributi Ue di sovvenzione netta, che non dovranno cioè essere coperti da un aumento di tasse o da riduzioni di spesa, produrrebbe nell’area un incremento del 5,74% del Pil reale e dell’1,82% di produttività, mentre la ricaduta sulla media del Pil Italia sarebbe del 4,32% e dell’1,33% in termini di produttività. Se invece venisse applicato un riparto secondo la clausola del 34%, la media Italia sia in termini di Pil (4,38%) sia di produttività (1,29%) sarebbe praticamente la stessa ma diminuirebbe la spinta per il Mezzogiorno: la simulazione statistica di Svimez calcola infatti una crescita del 5,53% e soprattutto solo l’1,58% in più di produttività. Peggio, molto peggio andrebbe se venisse utilizzato ancora il parametro della spesa storica contro il quale è nata la clausola del 34%: non ci guadagnerebbe molto né il Sud (+2,75% di Pil e appena +0,50% di produttività), né l’Italia (+3,99% di crescita e +1,15% di produttività).

Al centro del confronto la strategia perseguita da Cestari “Sud, polo magnetico”, che in sintesi consiste nel mettere a disposizione del sistema economico, produttivo e istituzionale il prodotto delle analisi socio-economiche quale strumento di supporto alla individuazione di nuovi mercati per le imprese del Sud che si trovano davanti una realtà trasformata dalla crisi e nella quale sono chiamate ad operare con maggiore competitività. In questa nuova sfida, di portata epocale per il nostro sistema economico-produttivo, Sud Polo Magnetico cerca di rappresentare un punto di riferimento per il mondo delle imprese e delle professioni operanti nel Sud del Paese mettendo a disposizione esperienze più che trentennali di imprenditori e professionisti che hanno garantito con passione civile e coscienza sociale la loro adesione a questo progetto. Un luogo, uno strumento, un nodo nella rete dello sviluppo in grado di realizzare relazioni virtuose tra gli attori dello sviluppo (istituzioni politiche e finanziarie, imprese, professionisti, ecc.) A partire dal sistema degli incentivi sia per il settore pubblico (Piano Junker) che per quello privato (Sistema di aiuti alle imprese).

“Uno scambio di vedute – dice l’ing. Cestari – che ha riscontrato grande attenzione da parte di tutti i miei interlocutori, in particolare il  segretario del Ministro Provenzano, Raffaele La Regina, che ha dimostrato di avere idee molto chiare su cosa può fare il Ministero e il Governo e cosa invece devono fare Regioni ed imprese. Come ho registrato – aggiunge – piena consapevolezza sul rischio del fallimento di migliaia di aziende che causerebbe un danno irreversibile all’intero sistema economico-finanziario del nostro Paese, ancora più drammatico al Sud. C’è dunque un estremo bisogno di interventi straordinari tempestivi e coordinati di supporto a tutte le filiere produttive altrimenti si rischia il collasso totale del sistema. Insisto: oltre agli aiuti istantanei, come può esserlo un “reddito di cittadinanza per le imprese”, c’è necessità assoluta e prioritaria di intervenire sulle regole del nostro sistema che notoriamente tende più a frenare le attività economiche che ad incentivarle. Per questo motivo assume importanza centrale un’azione di sburocratizzazione capace di rimuovere i mille vincoli procedurali. Siamo in un momento di straordinaria ed epocale emergenza ed i cantieri-progetti hanno bisogno di ripartire subito”.

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