Petrolio in Val d'Agri e Valle del Sauro

Ing. Alberti: “Chiederò il permesso per estrarre petrolio dalla zona industriale di Viggiano”

Dopo lo sversamento incontrollato di petrolio nel sottosuolo dell’area industriale di Viggiano, non resta altra alternativa che diventare petrolieri e estrarre dal sottosuolo una parte dei milioni di litri che in esso si sono sversati dal serbatoio di stoccaggio V220-TB 001A.
Facciamo un po’ di cronistoria ed informazione tecnica che ci può aiutare a comprendere cosa è accaduto.
– 23 Gennaio il responsabile del depuratore ASI riscontra la presenza di idrocarburi nel depuratore , ENI procede a aspirare il liquido e sostiene che non è petrolio;
– 25 Gennaio si riscontra di nuovo petrolio nel depuratore e l’ENI rifiuta di intervenire, negando qualsiasi responsabilità;
– 3 Febbraio l’ASI denuncia dopo ben 10 giorni, con notevole e colpevole ritardo, al NOE ed all’ARPAB lo sversamento di petrolio e l’ENI inizia il giorno stesso ad emungere petrolio dai pozzetti di raccolta delle acque meteoriche;
– 5 Febbraio intervengono i Carabinieri del NOE e l’ARPAB , che sequestrano come prova un pozzetto e prelevano campioni di liquido nerastro e puzzolente dai pozzetti;

– dal 23 Gennaio al 17 Febbraio ENI brancola nel buio e, dopo numerosi carotaggi effettuati all’interno del Centro Olio (COVA) , solo dopo molti giorni riesce ad individuare la provenienza dello sversamento, nel serbatoio di stoccaggio V220 –TB – 001A che finalmente viene chiuso e poi svuotato, dandone notizia alla stampa, il 18 Febbraio.
Perché il COVA non si è fermato per cercare la perdita ?
Quanti milioni di litri di petrolio sono finiti nel sottosuolo ?


Non sono in grado di dare un numero preciso ma, considerando che il serbatoio di stoccaggio contiene 15 milioni di litri di greggio, ed è stato tenuto in funzione per un lungo periodo, anche dopo aver accertato la perdita di petrolio dal COVA, non posso che pensare che nel sottosuolo dell’area industriale di Viggiano sono finiti certamente milioni di litri di greggio.
A dimostrazione di questa mia valutazione c’è l’opera ininterrotta di aspirazione di greggio per la bonifica effettuata 24/24 da almeno due auto spurgo da almeno 20 giorni.
Ma veniamo ora a cosa è accaduto e come si doveva evitare.
Il serbatoio ha il fondo in acciaio che dopo un certo periodo può corrodersi , infatti sono stati già rifatti ex novo i fondi dei serbatoi B e C , mentre è attualmente in corso il rifacimento del fondo del serbatoio D.
Se il fondo di lamiera si corrode il petrolio dovrebbe essere raccolto nel bacino di contenimento realizzato all’esterno e dovrebbe essere ben visibile il flusso stesso di petrolio.
Infatti la normativa vigente per lo stoccaggio di petrolio in serbatoi fuori terra prevede l’obbligo di realizzare in fase di costruzione un bacino di contenimento esterno in grado di raccogliere l’intera quantità di petrolio contenuta nel serbatoio; non basta, come dice Pittella, un doppio fondo fatto, anni dopo, con una membrana protettiva.
Se nel bacino di contenimento non è defluito petrolio, allora esso deve necessariamente aver attraversato il basamento in cemento armato del serbatoio.
Il serbatoio in questione è poggiato su un basamento di cemento armato di circa 1,5 metri di spessore ; se tale basamento è stato realizzato secondo buona tecnica è
quasi impossibile che si possa criccare ed essere attraversato dal petrolio che si è poi riversato nel terreno.
Tutte le ipotesi portano ad una cattiva realizzazione dell’opera in quanto i serbatoi di prodotti petroliferi, se adottano le opportune tecniche, non permettono alcun sversamento di petrolio nel terreno.
Voglio contestare la posizione di Pittella quando dichiara “Non si può immaginare di chiudere il COVA, ma nemmeno possiamo andare avanti con questi incidenti” e dice pure “
La questione del doppio fondo è di competenza dell’UMNIG”.
Mr. Pittella non può fare lo scaricabarile con l’UMNIG, LUI, essendo autorità sanitaria, è garante della salute dei Lucani e pertanto prima di rilasciare l’autorizzazione al funzionamento del COVA doveva accertare come esso è stato realizzato.
Inoltre doveva applicare il principio di precauzione e bloccare l’attività del COVA appena è stata accertata la fuoriuscita di greggio, mentre in ossequio alle maledette
Royalties, di cui i nostri i nostri politici non possono fare a meno, come un tossicodipendente non può fare a meno della sua dose, il Governatore Pittella , per evitare ulteriori e maggiori conseguenze dovute alla fuoriuscita di petrolio, non ha emesso un’ordinanza di blocco del COVA.
Non può, inoltre Pittella dilazionare i tempi a suo piacimento ; i serbatoi di stoccaggio dell’ENI non sono dotati di un bacino di contenimento efficace, ed allora il COVA va fermato.
Secondo me l’attività del COVA va bloccata immediatamente , va fatta un indagine tecnica seria ed approfondita di come sia stato costruito l’impianto, per individuarne le criticità, per ridurne la pericolosità e l’impatto ambientale e questo lo dovrebbe fare la Regione, in sede di rinnovo dell’AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale), scaduta a Marzo 2016 e mai rinnovata; inoltre va approfondito come attualmente viene fatto funzionare il COVA.
Posso anche capire che il nostro Governatore Pittella, non avendo scelto bene i suoi consulenti tecnici, non sia a conoscenza delle tecniche che prevedano, per i serbatoi di stoccaggio del petrolio, il bacino di contenimento a tenuta e non un “doppio fondo con una membrana protettiva”, non riesco invece a credere, forse solo un errore della stampa, che il nostro Governatore abbia dichiarato: “Chiederemo al Magistrato l’autorizzazione per entrare nel COVA”, in quanto, in base alle prerogative della funzione di controllo che può essere esercitata attraverso l’ARPAB, su un impianto a rischio Incidente Rilevante ai sensi della legge Seveso, come il COVA di Viggiano, l’ARPAB può, e l’ENI non può impedirlo, entrare nel Centro Olio ed eseguire qualsivoglia controllo per la sicurezza dei cittadini, all’interno di esso, su delibera di Giunta Regionale e con Decreto Dirigenziale.
Purtroppo come Lucani siamo ridotti male perché ci troviamo una classe politica tecnicamente ignorante, che non esercita le proprie prerogative di controllo e risulta vassalla delle lobby petrolifere che spadroneggiano sul nostro territorio..
Una ulteriore mancanza ed omissione delle autorità regionali è da ricercarsi nel fatto che, l’AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale) del COVA è scaduta nel Marzo 2016 e la procedura è ferma a Settembre 2106 , forse perché si cerca il modo non di limitare la produzione di greggio ma addirittura di aumentarla.
Siamo stufi dei camaleontici atteggiamenti di Pittella che da una parte vuole controllare il COVA, dopo che la fuoriuscita di petrolio c’è già stata, e da un’altra parte, parla di “ottimizzazione del giacimento Val D’Agri” intendendo la costruzione di altre linee di processo nel COVA e l’aumento della produzione di petrolio dell’ENI.


Ing. Antonio Alberti

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