Lavoro e Salute

Infermiere di prossimità, buona notizia per i lucani


“Ringrazio la Consigliera Sileo per aver avanzato la proposta dell’infermiere di prossimità, che grazie anche alla collaborazione della minoranza, ieri è passato all’unanimità in Consiglio regionale. Si tratta di uno strumento molto importante per dare risposte ai nostri territori ed evitare l’ospedalizzazione. Si tratta di una direzione che la pandemia ha reso evidente nella sua necessarietà: favorire la medicina territoriale per evitare il più possibile il ricorso all’ospedale. Vista la geografia della Basilicata e le sue antiche difficoltà di collegamento, questa visione si impone maggiormente e l’infermiere di prossimità è sicuramente un aiuto concreto ai nostri cittadini. Questa figura sarà inserita nella strategia del piano sanitario regionale, che insieme ad Agenas, ai Sindaci e alle parti sociali, stiamo discutendo proprio in questi mesi. E va anche nella direzione immaginata dal PNRR, che prevede l’attivazione di 1.288 Case della Comunità entro la metà del 2026, la realizzazione di 381 Ospedali di Comunità e un investimento deciso in favore della telemedicina”.

Lo afferma in una nota il Presidente della Regione Basilicata, Vito Bardi.

“Con l’approvazione, in Consiglio regionale, della legge sulle ‘Disposizioni in materia sanitaria’, che prevede l’istituzione della figura dell’infermiere di famiglia e di comunità, è stato raggiunto un obiettivo su cui il nostro ordine professionale era concentrato da tempo. Il percorso, che ha portato all’approvazione in Consiglio, è partito dalla convinzione che fossero necessari un nuovo approccio, una nuova visione, una nuova strategia per valorizzare il lavoro degli infermieri e, al contempo, garantire una migliore assistenza ai cittadini lucani”.

È così che la presidente dell’Opi, Ordine delle professioni infermieristiche di Potenza, Serafina Robertucci, commenta l’approvazione della legge arrivata in Consiglio regionale dopo circa un anno di lavoro e confronti.

“Nell’ultimo anno abbiamo – ha spiegato Robertucci- sostenuto il percorso verso l’approvazione della legge, a partire dalla giornata internazionale dell’infermiere, il 12 maggio 2021, quando abbiamo incontrato interlocutori politici e istituzionali a cui abbiamo spiegato il bisogno di riconoscere l’identità professionale e offrire alla nostra categoria nuove possibilità per meglio garantire assistenza e presenza sul territorio. Altra occasione di confronto sul tema è stata offerta dal  webinar sull’assistenza territoriale e dall’incontro tenutosi, nella sede della Regione Basilicata, con il Presidente Agenas sulla ipotesi di programmazione dell’assistenza territoriale, alla luce del PNRR. Noi non ci siamo mai sottratti al dialogo ed abbiamo portato all’attenzione non solo criticità ma soprattutto proposte”.

Robertucci ricorda che, in occasione della presentazione della pdl sulle “Disposizioni in materia sanitaria” nella IV Commissione del Consiglio regionale della Basilicata, l’Opi ha partecipato attivamente consegnando ai consiglieri regionali, Dina Sileo e Gianuario Aliandro, una relazione in cui sono stati messi in evidenza, tra l’altro, gli obiettivi strategici qualitativi e quantitativi da perseguire, i tempi, i costi, le azioni da prevedere insieme agli indicatori di performance.

“Partendo dall’idea di un infermiere care manager che, dopo la diagnosi e la definizione del piano terapeutico, prenda in carico il paziente, abbiamo evidenziato -sottolinea Robertucci- i diversi possibili benefici derivanti da una riorganizzazione della rete di assistenza e cura sul territorio: l’infermiere di famiglia, in collaborazione con i medici di riferimento, può coordinare l’assistenza in ambito familiare e di comunità, soprattutto rispetto alle malattie croniche e alle disabilità”.

Tra le proposte dell’Opi Potenza la creazione “di un modello unico di sviluppo delle cure primarie, strategico e funzionale con l’individuazione -continua Robertucci- di luoghi di assistenza primaria, di base e specialistica per favorire la gestione del paziente dal punto di vista clinico e relazionale, gestionale ed informatico, partendo dalla prevenzione, all’educazione sanitaria, all’adozione di stili di vita corretti e alla gestione delle cronicità, favorendo le azioni di continuità ospedale/territorio per consentire ingressi e dimissioni appropriate e protette. L’infermiere di famiglia e di comunità può rappresentare un importante riferimento anche per le cure palliative e la terapia del dolore e nella gestione delle malattie croniche. L’istituzione degli ambulatori infermieristici nei distretti sanitari sede di poliambulatori, rappresenta, inoltre, uno strumento nuovo per la gestione non medicalizzata di una parte di cure intermedie”.

Secondo Robertucci la legge sulle “Disposizioni in materia sanitaria” è un traguardo raggiunto ma soprattutto un punto di partenza “che offrirà non solo una migliore risposta alle esigenze della popolazione ma anche nuove opportunità di lavoro, mettendo freno all’emigrazione di tanti giovani infermieri lucani e favorendo il rientro di quanti sono stati costretti a cercare occupazione fuori dai confini regionali”.

“Il nostro emendamento per la stabilizzazione del personale sanitario assunto in emergenza covid, che riguarda oltre 400 operatori è un primo e importante passo. A cui si aggiungono l’estensione alle farmacie territoriali come luogo dove gli infermieri di comunità potranno svolgere le attività e poi anche un altro nostro emendamento che, dal punto di vista economico, rende attuabile nel tempo la stessa, in quanto prevede che le risorse debbano essere ricercate, dal 2022, nel Fondo Sanitario, come previsto dal DL 34 del 2020. E’ questo l’apporto, modificato in Consiglio dalla collega Sileo proponente della norma, che come Gruppo Italia Viva abbiamo voluto dare alla proposta di legge, approvata ieri, anche con nostra soddisfazione, nelle commissioni e in Consiglio.

Prima di attuare questa legge bisognerà assumere, dal momento che, solo negli ultimi 2 anni la situazione è passata da critica a drammatica, con dati di regressione del personale medico e infermieristico per altre 184  unità passate, da 2165 alle 1981 di oggi. Il percorso assunzionale pertanto deve essere rimesso al centro per l’insostenibilità delle situazioni che, sia in ASM che in ASP, riguardo l’organico sanitario. La stabilizzazione è il punto fermo da cui partire per programmazione ulteriore.”

Lo dichiarano i Consiglieri Regionali Luca Braia, capogruppo Italia Viva e Mario Polese.

“La PDL che abbiamo contribuito a definire – proseguono Braia e Polese – è chiaramente parte della riforma sanitaria indirizzata dal Pnrr  nazionale e, di fatto, ne anticipa un pezzo significativo che però avremmo voluto fosse da esso anticipata per logica e strategia. Una pianificazione che sarebbe dovuta arrivare prima per la sanità lucana. 

Diamo atto che si avanza di qualche passo con questa proposta di legge proposta utile ed efficace per l’intero sistema. Riteniamo fondamentale,  oggi più che mai assicurare un supporto concreto e tangibile, da parte della Regione Basilicata, a tutti coloro che versano in condizioni di fragilità, non autosufficienza e difficoltà economica, garantendo un servizio infermieristico quanto più ramificato possibile sul territorio e che ha conoscenza dei contesti sociali. Del servizio però bisognerà valutare la reale fattibilità e come Gruppo Consiliare monitoreremo affinché questo accada.

8 unità ogni 50.000 abitanti, in Basilicata, rischiano – concludono i due consiglieri regionali di Italia Viva – di essere un numero risibile se, con questi numeri, si devono poi raggiungere 30/40 comuni. Sarebbe molto più adeguato poterne avere 230 (1 ogni 2500 abitanti)  di infermieri di comunità, per come previsti nel piano Agenas consegnato due mesi fa e di cui nessuna discussione si è più generata in sede Consiliare.”

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