Politica

Indagine epidemiologica e centro medicina ambientale. Lacorazza: “È l’ora dei fatti, ci vogliono certezze e cronoprogramma”


Ci sono tempi che quando si allungano corrono il rischio di mettere in discussione la credibilità delle scelte e quindi della politica.  Mi riferisco, in particolare, a temi delicati come l’istituzione del centro di medicina ambientale a Villa d’Agri e l’avvio dell’indagine epidemiologia.

Sono stato io stesso tra i promotori di norme e atti per procedere celermente e con qualità al conseguimento di obiettivi attesi da tempo dalle comunità.

Dalla stessa audizione tenuta ieri in commissione, da me richiesta poiché da mesi non c’è riposta a diverse sollecitazioni consiliari, dei rappresentanti della Fondazione Basilicata Ricerca Biomedica si segnala un tempo abbastanza lungo nell’affidamento del progetto di indagine epidemiologica. Aggiungo che alcuni comuni della Val d’Agri, in primis Grumento e Viggiano, hanno attivato un progetto di Valutazione di Impatto Sanitario e quindi sarebbe opportuno coordinarsi.  Così come risulta importante il ruolo e la funzione dell’ IRCSS CROB di Rionero per patrimonio di esperienze e di qualità sempre più riconosciute anche in ambito extraregionale.

La stessa istituzioni del centro di medicina ambientale in Val d’Agri ha accumulato ritardi dalla D.G.R. n°740 del 20 giugno 2014.

Siamo a marzo 2017 e forse sarebbe il caso di accelerare per recuperare il tempo perso. Nessuno se la prenda ma, come risulta dagli atti, alcuni di questi percorsi sono partiti anche da proposte di cui sono stato tra i promotori e quindi la mia critica è finalizzata a realizzare cose a produrre fatti concreti.

È in gioco la credibilità delle istituzioni ma anche l’opportunità di essere protagonisti su temi che segnano il presente e che esploderanno sempre più nel futuro: la relazione tra industria e ambiente, lavoro e salute.

La medicina ambientale è un campo nuovo che può trovare proprio da noi forme avanzate di sperimentazione e di applicazione; penso, per esempio, al cosiddetto protocollo ILVA.

Si tratta inoltre di far partire percorsi, da subito in Val d’Agri, per trasferirli, adeguandoli, anche in territori in cui vicende industriali hanno lasciato segni evidenti o hanno determinato e determinano, anche oggi, preoccupazioni tra i cittadini (es. aree industriali Tito, Valbasento o Melfi oppure quartieri come Bucaletto a Potenza).

Adesso tanto per l’istituzione del centro di medicina ambientale a Villa d’Agri quanto per l’indagine epidemiologica sono necessarie certezze e cronoprogramma.

Anche su questo ho chiesto che l’Assessore Franconi che riferisca in commissione lunedì 3 aprile.

Piero Lacorazza

Consigliere Regionale PD

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