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Il Parco Appennino Lucano replica a Legambiente in merito al dossier sulla gestione dell’ente

Le dichiarazioni di Legambiente sostiene Claudio Borneo "saggiano la mia stabilità affettiva"


Il Parco Appennino Lucano, in una nota, replica a Legambiente in merito a quanto contenuto in un dossier sulla gestione dell’ente.

“Abbiamo più volte sottolineato – si legge nella nota – in questi anni di attività del Parco nazionale dell’Appennino lucano, Val d’Agri Lagonegrese che la presenza delle trivelle, finanche all’interno dell’area protetta e non solo all’esterno ma spesso a stretto contatto di gomito con zone di grande interesse paesaggistico, rappresenta un limite oggettivo ad una corretta attuazione delle linee guida e delle norme di legge per dare sempre nuova linfa ad una realtà conosciuta e apprezzata a livello non solo locale. Ma nazionale e internazionale per il suo patrimonio di storia, archeologia, cultura e biodiversità che continuiamo a sforzarci di valorizzare in ogni modo. Abbiamo promosso varie iniziative, convegni, giornate di studio e chiamato a raccolta studiosi ed esperti con lo scopo di dare il massimo risalto al Parco e alle sue enormi peculiarità.

Ci sembra pertanto quantomeno ingeneroso il tentativo di oscurare il lavoro svolto che sta culminando nel Piano del parco, per una gestione ottimale aderente ai bisogni e agli obiettivi delle popolazioni. Del resto la proposta di ampliare i confini del Pnal, l’idea di giungere all’area marina protetta di Maratea come espressione di un adeguato livello di salvaguardia e valorizzazione ambientale del cuore del Sud della Basilicata, è una testimonianza autorevole di un impegno da non sottovalutare.

“Il Parco non può essere la panacea dei tanti e seri problemi in termini di sviluppo che affliggono il territorio ma ha il dovere di rappresentare una opportunità straordinaria per questa parte della Basilicata interna”. Se dunque Legambiente ritiene che la questione stia in questi termini, non può esimersi dal valutare positivamente gli sforzi compiuti finora, l’impulso dato a un turismo ecosostenibile con il prezioso apporto delle guide e di esperti, a esclusivo vantaggio delle molteplici emergenze naturalistiche presenti nel Parco.

Da sempre abbiamo inteso superare il dualismo Parco – petrolio con un’azione messa in campo nei confronti del Ministero dell’Ambiente volta a non sottrarre risorse, anzi a incrementarle a favore dell’economia verde e con campagne di diffusione, a livello nazionale, della tipicità dei prodotti locali. Su questo terreno riteniamo si debba proseguire se si vuole guardare avanti e non certo a breve distanza, considerato peraltro l’interesse mostrato da visitatori italiani e stranieri per le emergenze di maggiore spicco.

C’è pertanto da auspicare, in conclusione, una feconda attività di sostegno e collaborazione da parte del mondo ambientalista, che consideriamo preziosa e insostituibile per la forza che esprime e la capacità dei consensi di cui dispone a livello di opinione pubblica e soprattutto dei giovani”.

Nel frattempo è arrivata anche la risposta del Sindaco di San Chirico Raparo: le dichiarazioni di Legambiente apparse sulla stampa di Basilicata – sostiene in una nota Claudio Borneo “saggiano la mia stabilità affettiva”.

“Difatti – prosegue – da un lato sono contento, fiero e orgoglioso che presidi di legalità e giustizia, come Legambiente, abbiano esposto in modo puntuale perplessità sul modus operandi dell’attuale Governance dell’Ente Parco dell’Appennino Lucano; dall’altro lato umiliano me e un intero territorio sofferente.

Giovedì, alle ore 18.02, ho letto una notizia dal sito istituzionale della Regione Basilicata dove i vertici dell’Ente decantavano lezioni di tecnica amministrativa e chiosavano con il termine ‘speculatori’ quanti la pensano in modo opposto e contrario.

Mi domando se debbo elaborare questa affermazione in senso positivo o negativo.

Speculare infatti può avere due significati: luogo dal quale si osserva (attento osservatore) oppure tentare “imprese commerciali” (attento ad altro… oserei dire).

Tranquillizzo i vertici (e sono certo ne saranno felici) sento di appartenere alla prima categoria e non mi stancherò mai di essere uomo “sociale” chiamato a partecipare alla vita della mia Comunità.

Per delicatezza e rispetto delle Istituzioni non cadrò nella trappola di cercare gli appartenenti alla seconda categoria. Certo mi domando cosa possa pensare la gente della Lucania e in particolar modo i giovani della Val D’Agri dopo un attenta lettura di quanto pare sia accaduto all’Ente Parco dell’Appenino Lucano.

Forse chi può (per grado di competenza e responsabilità) dovrebbe speculare come me: osservare ciò che avviene sul territorio e difenderlo a denti stretti.

Una cosa è certa: questa terra non appartiene a Borneo come non appartiene a nessun Presidente, Consigliere o Sindaco (siamo tutti rappresentanti pro-tempore).

Questa terra appartiene a tutti noi.

L’invito che faccio a me prima che agli altri – conclude Borneo – è quello di tenere sempre vivida la regola del rispetto per i luoghi, le culture e delle genti dei nostri paesi e se possibile utilizzare uno di quei vecchi e saggi consigli che insegnano le madri ai propri figli: quando si sbaglia si abbia almeno la compiacenza di chiedere scusa”.

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