Il giorno in cui tutto fu permesso

La memoria di quel tempo è ormai solo tradizione orale. La ragione si prese una pausa dalle spettrali licenze ottimistiche di una vita più conveniente lasciando il campo a nani poco virtuosi che privilegiarono il profitto a scapito della terra e delle genti di Lucania. E’ stato tutto così subdolo, così silenzioso. Strisciante e onirico. Solo che siamo finiti nel sogno sbagliato. Il sogno di un altro. Fatto di angustia, scelleratezza, mafia, massoneria, anarchia istituzionale. Nani pronti a lanciarsi come miserabili iene sulle carcasse di quei pochi uomini generosi che avevano inteso le loro intenzioni, smembrandone il vigore, rendendone immediatamente mortali le naturali ispirazioni di essere partigiani nella propria terra. Quanti sono quelli che ancora portano vivi i ricordi di quando la sanità lucana è stata fatta a pezzi? Di quando fu dato il “la” alle trivelle? Di quando le acque del Pertusillo iniziarono a colorarsi come il mar rosso? Di quando Tecnoparco sembrava l’Edenlandia del rifiuto? Di quando le scorie venivano allegramente depositate nei nostri terreni? Di quando si bruciavano quattrini in tangenti? Di quando si presentavano rimborsi sconclusionati? Chi ha reminiscenza del giorno in cui tutto fu permesso? Qualcuno di voi si è mai soffermato a pensare dove sono, cosa fanno i “padri fondatori” di queste nefandezze? Se la ragione ne abbia bloccato l’agire? Se la saggezza ne avesse messo in subbuglio le coscienze?

Troppe domande, forse, per noi poveri polli da batteria. Hanno negato quelli che per ogni cittadino sono i diritti fondamentali: il diritto al lavoro, il diritto alla salute, il diritto a non emigrare, rompendo così quel cerchio di solidarietà, di etica, di famiglia. Il problema è che ce li troviamo, ancora oggi, sempre tra i piedi, li vediamo pontificare con quella spocchia che solo gli arroganti e gli impuniti si portano dietro, irrigidendosi quando la giustizia li chiama a rapporto tributando quelli che sono i delitti da loro commessi ai propri collaboratori o ai nemici politici e, in ultima istanza, anche al gatto. Per tacere, poi, della tendenza tutta provinciale a confondere le idee e le appartenenze. Resta il fatto che abbiamo ammainato la bandiera del sociale e della solidarietà, difficilmente la isseremo di nuovo sul pennone. Il giorno in cui tutto fu permesso è ormai perso nelle nebbie del tempo, oggi permane solo il fallimento, fratello dell’ignoranza.

Mimmo Toscano

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