Lavoro e Salute

Guardie mediche, quarta Commissione approva disegno di legge

Il provvedimento prevede “un compenso unitario forfettario da definire in sede di accordo integrativo regionale” per le “attività ambulatoriali differibili

La quarta Commissione consiliare (Politica sociale) presieduta da Vito Giuzio, ha espresso parere favorevole alla unanimità sul disegno di legge della Giunta riguardante gli “Interventi in materia di continuità assistenziale”. Prima del voto sono stati ascoltati i dirigenti del Dipartimento Politiche per la Persona della Regione Rocchina Giacoia e Giuseppe Montagano e il delegato regionale del sindacato nazionale medici italiani (Snami) Nicola Buonanova. Il provvedimento, che passa ora all’esame dell’Aula per la definitiva approvazione, prevede di riconoscere ai medici del servizio di continuità assistenziale (ex guardia medica) “un compenso unitario forfettario da definire in sede di accordo integrativo regionale” per le “attività ambulatoriali differibili”.

“Da mesi – ha detto Giacoia – abbiamo avviato una interlocuzione con i medici per arrivare ad un accordo stralcio per le tipologie di attività svolte e le organizzazioni sindacali ci hanno chiesto di procedere con una rimodulazione delle spettanze dovute agli stessi medici. Siamo andati avanti così fino alla settimana scorsa e poi abbiamo sospeso tutto dopo la comunicazione dello sciopero indetto dalle organizzazioni sindacali. Ora – ha aggiunto – la Giunta ha approvato il disegno di legge e lo sciopero è stato differito”. “Il provvedimento – ha detto Montagano – è parziale, risponde all’emergenza e non impatta con le previsioni di programmazione”. Per Buonanova “il disegno di legge non è un atto dell’ultimo momento ma è frutto del lavoro svolto dai sindacati con la parte pubblica. Ringrazio tutti i consiglieri regionali – ha detto – che con le loro iniziative hanno favorito questo risultato”.

Il disegno di legge è composto di due soli articoli e prende le mosse dalla necessità di “assicurare la piena erogazione dei livelli essenziali di assistenza, in un’ottica di integrazione dell’offerta di prestazioni sanitarie”. Di qui la necessità, per il medico di continuità assistenziale, di “garantire anche attività differibili-aggiuntive in coerenza con l’articolo 67 (commi 3 e 17) del vigente accordo collettivo nazionale”. A tale scopo, per le “attività ambulatoriali differibili, relativamente all’orario di servizio attivo verrà riconosciuto ai medici di continuità assistenziale un compenso orario forfettario da definire in sede di accordo integrativo regionale”.

In Basilicata – si legge nella relazione – ben 99 comuni hanno meno di 5000 abitanti, 30 comuni hanno popolazione compresa tra 5.001 e 25.000  abitanti e solo nei 2 capoluoghi di provincia si superano i 50.000 abitanti con una densità media di 57 abitanti per Kmq contro i 200 abitanti per Kmq della media nazionale. La regione Basilicata è rappresentata per il 71,3 per cento della sua superfice da territorio montano e su essa insiste il 61 per cento della popolazione.  A ciò si aggiunge una complessa orografia ed una rete stradale accidentata. Pertanto la rete della continuità assistenziale, presente su tutto il territorio regionale, riveste un ruolo di primaria importanza nell’offerta sanitaria complessiva garantendo in modo uniforme e capillare l’accesso ai servizi di assistenza.

In tale ottica – si legge ancora – rientra il potenziamento dell’offerta di servizi previsto dalla proposta di legge con la quale, al fine di assicurare continuità dell’assistenza  sanitaria con modalità omogenee sull’intero territorio regionale, la Regione Basilicata  pone in capo ai medici di continuità assistenziale anche l’erogazione di prestazioni ambulatoriali differibili attualmente non specificatamente disciplinate dalla contrattazione nazionale. Per l’erogazione di tali attività ambulatoriali aggiuntive viene riconosciuto un compenso forfettario  orario durante il servizio attivo, intendendosi pertanto escluse le ore di “plus orario”, da definirsi in sedi di accordo integrativo regionale.

Nel corso del dibattito sono intervenuti i consiglieri Galante e Lacorazza. Quest’ultimo ha ricordato che una sua proposta di legge sull’argomento è stata iscritta all’ordine del giorno della prossima riunione del Consiglio regionale, in programma martedì prossimo.

Alla riunione della Commissione, oltre al presidente Vito Giuzio (Pd), hanno partecipato i consiglieri Lacorazza (Pd), Soranno (Pp), Bochicchio (Psi) e Galante (Ri).

La dichiarazione in merito di Piero Lacorazza:

Con molta attenzione e forza, passo dopo passo, sto seguendo la vicenda dei medici di continuità assistenziale. Il provvedimento approvato ieri in Commissione è una risposta ad un’emergenza che sarebbe potuta arrivare tempo fa e che viaggia sul crinale sottile tra norme e materia contrattuale. Tuttavia si prova a mettere un punto alla questione.

Resta iscritta al Consiglio regionale del 20 febbraio la mia proposta di legge che prova ad affermare un principio coordinato con la programmazione sanitaria: garantire la risposta alla domanda di salute in un territorio orograficamente complesso come il nostro.  Con alcune perplessità e considerazioni fatte in Commissione ritengo che la strada più corretta, come per tempo sottolineato, sarebbe stata l’approvazione del Piano Sanitario (sarebbe dovuta avvenire entro il 31 dicembre), il ruolo della assistenza primaria, la continuità assistenziale e l’emergenza territoriale in tutto il territorio 24 ore su 24, 7 giorni su 7.

Con questa impostazione andrebbero definiti i compiti, le funzioni, e le relazioni tra le figure convenzionate impegnate non solo in termine di prestazioni/attività ambulatoriali ma anche di incentivazioni di “processo” e di “struttura”. Su questi presupposti si dovrebbe fondare la via maestra per un accordo, anche stralcio, di secondo livello. 

Aver indicato questa strada mi ha anche consentito già dal mese di dicembre di depositare una proposta di legge che credo abbia avuto il merito di stringere e costringere un via d’uscita al problema al fianco dei medici che nei giorni scorsi avevano proclamato uno sciopero, al momento differito di un mese. 

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