Società e Cultura

Giornata della Memoria a Viggiano: in ricordo di donne dai campi di sterminio


Con intensa partecipazione e il ricordo commovente di alcune “voci femminili dai campi di sterminio” è stata celebrata, presso l’Associazione Bene Comune di Viggiano, la Giornata della Memoria.

Il Presidente dell’Associazione Vittorio Prinzi, nell’introdurre l’incontro, si è soffermato sul valore della “memoria”, che costituisce un segno distintivo di “Bene Comune”, considerata sia come patrimonio identitario di una comunità, sia come bene indispensabile per chi debitamente voglia dal passato trarre insegnamenti per il futuro. E la Shoah è certamente, in tal senso, una “tragica lezione” della storia da non dimenticare mai, difficile da comprendere ma assolutamente da conoscere “perché ciò che è accaduto può ancora accadere” (P. Levi).

A fare da eco alle “voci” dai lager nazisti e a raccontare le storie di donne vittime della Shoah sono state Miriam Lamacchia, M. Lucia Marsicovetere e Martina Tempone.

M.Lamacchia ha ricordato le vicissitudini di una sopravvissuta, nominata il 19 gennaio 2018 senatrice a vita dal Presidente della Repubblica Mattarella: Liliana Segre. Nata a Milano il 30 settembre 1930 e rimasta orfana di madre all’età di un anno, fu cresciuta con tanto amore dal padre Alberto e dai nonni paterni. Nel settembre del 1938 Liliana smise di essere una bimba, come le altre, nell’ acquisire la consapevolezza di essere ebrea, a seguito della promulgazione delle leggi razziali da parte del regime fascista. Nel dicembre del 1943, dopo una tentata fuga in Svizzera, respinta, insieme al padre, dalle autorità elvetiche, Liliana fu arrestata ed incarcerata a San Vittore. Poi, il 30 gennaio 1944, assieme ad altre 604 persone, partì dal famigerato BINARIO 21 della stazione di Milano centrale destinata al campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau, dove fu subito separata dall’adorato padre, che non rivedrà più. Alla selezione ricevette il numero di matricola 75190, che le venne tatuato sull’avambraccio. Fu impiegata nel lavoro forzato in una fabbrica di munizioni fino al gennaio 1945, quando affrontò la famosa “marcia della morte” verso la Germania. Venne, infine, liberata dal campo di Malchow il primo maggio 1945. Dei 776 bambini italiani di età inferiore ai 14 anni, che furono deportati ad Auschwitz, Liliana fu una dei 25 sopravvissuti. Per lungo tempo non ha voluto parlare pubblicamente della sua esperienza nei campi di sterminio. Solo nei primi anni novanta ha deciso di rompere il silenzio e di raccontare ai giovani la propria storia, anche a nome dei milioni di altri che l’hanno con lei condivisa e che non hanno mai potuto raccontarla. La Senatrice Segre ama oggi rievocare la sua storia soprattutto dal Memoriale della stazione di Milano, dove su un muro sono scritti in bianco quasi tutti i nomi  delle 605 persone deportate con lei, quel 30 gennaio 1944; un muro sul quale ha fortemente voluto che fosse apposta  la parola INDIFFERENZA , perché “l’indifferenza  – afferma – è più colpevole della violenza stessa. E’ l’apatia morale di chi si volta dall’altra parte… succede anche oggi verso il razzismo e altri orrori del mondo. La memoria vale proprio come un vaccino contro l’indifferenza”.

Lucia Marsicovetere ha narrato le storie di due musiciste internate con un destino diverso: Esther Loewi Bejarano e Ilse Weber . La prima, ricordata come la “fisarmonicista di Auschwitz” e sopravvissuta alle camere a gas grazie alla musica, entrò nel campo di sterminio il 20 aprile del ’43, fece parte dell’orchestra diretta dalla nipote del compositore Gustav Mahler, la violinista Alma Rosé, ed insieme ad altre 40 musiciste fu costretta dai comandanti del campo ad interpretare musiche celestiali dei più noti compositori, mentre, a pochi passi da loro, venivano compiuti i delitti più efferati e disumani della storia. Dopo la guerra, insignita di vari riconoscimenti, ha fondato un gruppo musicale, cantando e denunciando ogni forma di ingiustizia e di razzismo, e pubblicato un libro dal titolo “La ragazza con la fisarmonica”, in cui racconta l’orrore e la malvagità dei crimini nazisti coperti dalla bellezza e dalla sacralità delle note.

Ben altra la storia della poetessa e musicista Ilse Weber, internata nel campo di Theresienstadt  in Cecoslovacchia, insieme al marito e ad uno dei suoi due figli.  Si occupò dell’ infermeria per i bambini del campo, scrisse  e compose per loro varie ninne nanne, filastrocche e racconti per distrarli dalle sofferenze.  Scelse di seguire i bambini che da Theresienstadt vennero trasferiti ad Auschwitz e con loro entrò nella camera a gas intonando in coro ”Wiegala”, uno dei suoi componimenti più conosciuti. Da quel giorno questo canto venne intonato da quanti in tenera età venivano avviati alla morte nelle “docce” e ricordato come simbolo del massacro degli innocenti. Tutti gli scritti della Weber vennero nascosti in un capanno dal marito per evitarne la distruzione, recuperati dopo la liberazione e pubblicati nel 2008.

Più nota la tragica vicenda di Anna Frank, anch’essa morta (a sedici anni, nel 1945) nel campo di Bergen Belsen, il cui Diario – come ha raccontato Martina Tempone – è diventato il libro-simbolo, che continua a testimoniare al mondo il dramma della follia nazista. In esso Anna narra la vita, l’amore, le vicende quotidiane e soprattutto gli orrori che circondano la casa in cui  vive, segregata per sfuggire al massacro degli ebrei, prima di essere catturata e deportata. E’ la storia di una adolescente che non si è mai arresa, una storia di speranza e di coraggio in “un mondo che gradualmente si trasforma in una terra inospitale”. Ed è una storia senza fine, perché i pensieri, i sentimenti e le idee rivivono e parlano ad intere generazioni attraverso il suo Diario. Sono parole che arrivano dritte al cuore, ma che vanno ben fissate nella mente soprattutto dei giovani, affinchè quanto è accaduto non si ripeta mai più.

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