Petrolio in Val d'AgriPrimo Piano

Giambattista Mele all’assemblea dei soci ENI: ecco il suo intervento


Abbiamo ascoltato con grande interesse la relazione del dr. Descalzi, ma non ho potuto non notare la completa assenza in quella relazione di argomenti riguardanti la Basilicata, eppure in questa regione si estrae più o meno l’80% del petrolio italiano! E di questo me ne rammarico, perciò proveremo noi a fornire all’assemblea alcune informazioni sulla Basilicata.

Mi chiamo Giambattista Mele, sono medico di Viggiano in Val d’Agri, provincia di Potenza, in Basilicata; lì dove è ubicato il più grande giacimento petrolifero d’Italia, dove si trova il Centro Olio Val d’Agri di ENI.

Siamo ormai al 23° anno di estrazioni da quando fu costruito il primo nucleo del Centro Olio chiamato “Monte Alpi”, dopo appena tre anni l’impianto triplicava la sua estensione dai 6.000 mq agli attuali 19.000 in un territorio fragile di per sé, votato da sempre all’agricoltura ed alla zootecnia di qualità (Vini “Terre dell’Alta Val d’Agri” doc, “Fagioli di Sarconi” – igp, “Canestrato di Moliterno” – dop, mele della Val d’Agri, ecc.) , a metà strada tra i due comuni di Viggiano e Grumento Nova, una popolazione di poco più di 5.000 abitanti ed immediatamente a ridosso di una diga che fornisce acqua irrigua e potabile a circa 4 milioni di cittadini tra lucani e pugliesi, con le conseguenze che sono sotto gli occhi di tutti ed in particolare della magistratura.

In tutti questi anni il silenzio complice e colpevole della Regione Basilicata che ha autorizzato qualsiasi richiesta non ha mai tenuto in debito conto quale potesse essere l’impatto di tali attività industriali sulla salute dei cittadini del posto e si ricorda solo qualche mese fa di “chiedere un parere all’ISS sulla VIS, contravvenendo ad ogni buona regola di rispetto interistituzionale bypassando i due comuni che hanno investito in questo studio (come diremo a breve) molte risorse economiche proprie! Ad ogni buon conto, nel 2009 partiva l’iter di approvazione del progetto di studio chiamato “VISValutazione di Impatto Sanitario” dei due comuni interessati di Viggiano e Grumento Nova, che su proposta del sottoscritto decidevano di utilizzare una quota parte delle royalties petrolifere per lo svolgimento di tale progetto cofinanziato dal CNR di Pisa, l’Università di Bari ed il Servizio di Epidemiologia della Regione Lazio, e con la concorrenza dell’Istituto Superiore di Sanità, quindi tutti enti istituzionali e non privati! Sottolineo che lo studio ha previsto la partecipazione attiva di tutti gli stakeholders della Regione, ENI compresa, che è stata presente – con propri rappresentanti – sin dalla prima riunione e fino alla sua stesura. Lo studio, peraltro, ha superato la valutazione di tre scienziati indipendenti ed è stato pubblicato sul numero di marzo della prestigiosa rivista di settore chiamata “Epidemiologia&Prevenzione”.

Dopo enormi ostacoli e difficoltà di varia natura, lo studio si è concluso ed è stato presentato a Viggiano il 22 settembre 2017 in una sala con oltre 600 persone dove sono stati presentati i risultati. Lo studio, il primo nel suo genere, condotto su due linee, una descrittiva su mortalità e ricoveri nell’area ed una micro geografica di coorte residenziale basato su dati individuali sulla relazione tra inquinamento dell’aria e salute, con dati riferiti nell’arco di 15 anni, dal 2000 al 2014. Il primo ha dimostrato la fortissima associazione di rischio tra le emissioni dell’impianto e le patologie cardiovascolari e respiratorie (che chiamiamo “sentinella”) con un aumento del 19% della mortalità delle donne per tutte le cause e del 15% di donne e uomini di Viggiano e Grumento rispetto a quelli dei 20 comuni della Val d’Agri;  un aumento delle morti nelle donne del 32% per il sistema cardiocircolatorio di cui il 45% costituito dalle malattie ischemiche! Per quanto riguarda i numeri che Eni definisce piccoli occorre ribadire che sono numeri che vanno moltiplicati per i 14 anni di valutazione e quindi arriviamo a poco meno di 70.000 soggetti!

Lo studio micro geografico condotto ha dato purtroppo risultati molto peggiori: un aumento della mortalità nelle donne per le malattie del sistema circolatorio del 63%, con una mortalità tra donne e uomini del 41%. Nello stesso tempo sono stati registrati un aumento dei ricoveri ospedalieri per malattie circolatorie del    41 % (di cui l’80% per forme ischemiche) e del 48% per malattie respiratorie; mentre per i due sessi è stato registrato  un aumento del 24% dei ricoveri per malattie respiratorie ed addirittura un aumento del 118% per malattie respiratorie croniche. Tali dati sono stati correlati con gli studi di meteo diffusione degli inquinanti ed in particolare dei VOC (Composti Organici Volatili) soprattutto gli NMHC che nella nostra area sono mediamente e quotidianamente superiori ai valori del quartiere Tamburi di Taranto, con punte di fino a 20 volte il precedente limite massimo consentito. Ricordo a voi tutti che tali sostanze sono tutte comprese tra i cancerogeni di 1° e 2° classe IARC!

Alla luce di questi risultati il management del Distretto Meridionale non ha saputo far altro che reclutare studiosi di livello medio -basso e con non particolari affinità con lo studio epidemiologico condotto. Se lo scopo era quello di confondere i cittadini, i lucani non ci sono cascati. Lo stesso vale per la pubblicazione “ENIDay” e per l’ultima creatura nata in questi ultimi giorni la rivista chiamata “Orizzonti – Idee dalla Val d’Agri”; peccato che nessuno dei redattori – a partire dal direttore Sechi conosca la Val d’Agri e neppure sa dove si trovi! Ecco, ci terrei molto a conoscere il budget riservato a queste tre iniziative!

Come pure è necessario che io sia persuaso sulle somme destinate ad un’altra iniziativa che sta sfuggendo di mano alla compagnia, vale a dire l’acquisizione dei terreni circostanti il COVA, inizialmente usata per minimizzare gli effetti delle denunce a dirigenti ENI e che ora si sta espandendo a macchia d’olio! Anche su questo desidereremmo avere una risposta.

La presunta disponibilità di ENI al confronto è solo retorica, al momento non abbiamo ricevuto nessun segnale positivo in questa direzione. Ad es. è stato stipulato da pochissimo una convenzione tra CNR ed Eni per progetti sull’energia, se veramente sta a cuore anche la salute e la sicurezza dei lavoratori e delle popolazioni perché non ci si confronta su queste tematiche?

Chiudo ricordando a me stesso  ed a tutti quelli che tra i presenti hanno avuto la cortesia di ascoltare queste poche parole, che nel SIA (Studio di Impatto Ambientale) che nel marzo del 1995 l’allora AGIP presentò al Ministero per la relativa autorizzazione del primo Centro Olio, c’era scritto che “… la popolazione di quell’area è mansueta …”, sicuramente è così se con questo termine si intende la civiltà dei suoi abitanti, ma da noi vige ancora un altro detto che dice: “chi semina vento, raccoglie tempesta”!

Grazie.

Giambattista Mele, intervento Assemblea Ordinaria dei soci ENI – 10 maggio 2018

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