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Gentile (Confartigianato): nonostante difficoltà resta primato numero imprenditrici

Nonostante le difficoltà delle donne ad accedere al mercato del lavoro e malgrado gli effetti della crisi economica, l’Italia ha il primato in Europa per numero di imprenditrici e di lavoratrici autonome.

Secondo l’Osservatorio sull’imprenditoria femminile presentato alla Convention di Donne Impresa Confartigianato, a giugno 2016 il nostro Paese conta 1.758.794 donne che svolgono attività indipendenti. Un record in Europa e nella classifica regionale per tasso di femminilizzazione dopo il Molise seguono la Basilicata con il 26,8% e l’Abruzzo con il 25,9%. Chiudono la classifica le regioni del nord: agli ultimi tre posti troviamo rispettivamente il Veneto (19,7%), la Lombardia (18,4%) e il Trentino Alto Adige (17,6%). Solo in Basilicata le imprese di donne sono 15.747.

A guidare la crescita del lavoro indipendente femminile – commenta Rosa Gentile, dell’esecutivo nazionale Confartigianato – sono le imprenditrici artigiane il cui numero è aumentato dell’1,9% negli ultimi 10 anni. Un piccolo esercito di 357.110 donne, tra titolari, socie e collaboratrici. Ma – aggiunge – le imprenditrici devono fare i conti con un welfare che non aiuta le donne italiane a conciliare il lavoro con la cura della famiglia. L’Osservatorio di Confartigianato mette in luce che la spesa pubblica è fortemente sbilanciata sul fronte delle pensioni e della spesa sanitaria per anziani che ammonta a 260,6 miliardi di euro. Invece, per le famiglie e i giovani la spesa pubblica italiana si ferma a 22,8 miliardi, pari al 2,8% della spesa totale della PA (rispetto al 3,6% della media Ue) e all’1,4% del Pil (rispetto all’1,7% della media Ue). Percentuali che collocano l’Italia rispettivamente al 20° posto e al 17° posto tra i 28 Paesi europei.

Confartigianato ha analizzato anche costo e qualità dei servizi per la famiglia messi in campo dagli Enti locali. Si scopre così che i Comuni italiani dedicano agli asili nido il 41% della spesa per famiglie e minori. Ma l’utilizzo di queste strutture è molto basso: a livello nazionale soltanto l’11,9% dei bambini fino a 2 anni ha usufruito di asili nido comunali. E il loro costo, pari in media a 1.459 euro annui per famiglia è quello che incide di più (32,7%) sulla spesa complessiva delle famiglie per tributi e servizi locali.

Tutto ciò si riflette sul mercato del lavoro femminile: Confartigianato ha calcolato infatti che il tasso di occupazione delle donne senza figli è pari al 55,5%, ma scende al 52,8% per le donne con figli. Addirittura il tasso di occupazione scende al 44,7% per le donne con figli tra i 25 e i 34 anni. Anche in questo caso siamo distanti dal resto d’Europa.

Per Gentile “il voucher baby sitting alle imprenditrici e alle lavoratrici autonome è un primo passo avanti per riconoscere alle donne il diritto a coniugare attività d’impresa e impegni familiari tenuto conto che il welfare italiano non aiuta le donne che lavorano a far nascere e crescere i figli”. Gentile aggiunge: “all’Anci Basilicata va il merito di aver rilanciato il tema dello spopolamento dei nostri paesi. Tra le cause dell’emorragia demografica e della scarsa natività non va sottovalutato ulteriormente quella che deriva dalle difficoltà per le donne, specie se imprenditrici e lavoratrici autonome, di conciliare i bisogni della famiglia e dei figli con il lavoro come la carenza, se non l’assenza totale, di servizi per la famiglia soprattutto nei più piccoli centri che spingono ad andare via”.

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