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Fondi per i dipartimenti universitari, l’UNIBAS resta a bocca asciutta

I consiglieri Napoli e Leggieri ribadiscono che i soldi servono all'Università di Basilicata

Lunedì 19 marzo, l’Università degli Studi della Basilicata ha inaugurato il suo XXXV anno accademico. Luci e ombre hanno animato la cerimonia; alla soddisfazione generata dal crescente numero degli iscritti presso l’ Ateneo lucano hanno fatto da contraltare le parole della Rettrice e di tutti gli intervenuti. Parole che ci hanno, inesorabilmente, riportati alla realtà di un’Università che fatica a sopravvivere, che ha bisogno delle tasse dei propri studenti per sostenere (almeno in parte) i costi del personale.

Purtroppo dichiara il Consigliere Regionale Michele Napoli “Nemmeno un centesimo dei 271 milioni di euro annui destinati dalla finanziaria ai dipartimenti di eccellenza delle università italiane è stato intercettato dall’Università degli Studi della Basilicata e questo la dice lunga sulla necessità per il nostro Ateneo di rafforzare e valorizzare la qualità della ricerca scientifica prodotta”.

Il consigliere sottolinea come “accanto al Fondo di finanziamento ordinario delle Università esistono criteri e fondi di premialità, come quello previsto dalla legge 232 del 2016 ( la finanziaria di due anni fa) con cui lo Stato finanzia i dipartimenti universitari che spiccano per la qualità della ricerca prodotta e per la coerenza del progetto di sviluppo, destinando loro risorse pari a un miliardo e 355 milioni di euro, ripartiti in tranche da 271 milioni di euro annui per i prossimi cinque anni (2018-22)”.

“In questa Champions league dell’innovazione scientifica – precisa Napoli – l’Unibas non è riuscita a disputare nemmeno il girone di qualificazione, non rientrando nemmeno tra i 352 dipartimenti universitari di eccellenza, tra i quali sono stati selezionati i migliori 180 che si divideranno i 271 milioni di euro all’anno per i prossimi cinque anni e con il quali potranno assumere docenti, valorizzare talenti e idee, rafforzare infrastrutture e attività didattiche di alta qualificazione”.

“Una debacle – dice Napoli – che non può essere mitigata dalla circostanza che tra i 180 campioni della ricerca scientifica selezionati e finanziati dal Ministero dell’Istruzione e della Ricerca Scientifica 106 si trovino al Nord, 49 al Centro e solo 25 al Sud”.

“Se il Settentrione prende decisamente il largo – aggiunge Napoli – anche l’area meridionale del Paese presenta autentici gioiellini della ricerca scientifica come l’Ateneo di Macerata, che vede due dei suoi dipartimenti ammessi al finanziamento, quello di Salerno, anch’esso selezionato con due dipartimenti e quelli di Benevento e del Salento. Non c’è purtroppo l’Unibas – conclude il consigliere – e questo è un dato di fatto, al di là dei luoghi comuni e della facile comunicazione”.

Gli fa eco il Consigliere Gianni Leggieri “quella dell’Unibas è la storia di un piccolo Ateneo che produce ricchezza, in termini di “prodotti scientifici”, nonostante la povertà a cui è stata ridotta.

Una povertà di cui è responsabile una carente e iniqua politica nazionale di investimento in Ricerca e Sviluppo. Non solo, infatti, l’Italia si caratterizza per un forte disinvestimento nella sua Università, rispetto a tutti gli altri Stati europei, ma anche e soprattutto per l’ingiusta ripartizione del Fondo di finanziamento ordinario (Ffo).

Questo tipo di distribuzione dei fondi tra i vari atenei sembra, infatti, assecondare una inaccettabile diretta proporzionalità tra le risorse già a disposizione e i finanziamenti da erogare: chi ha di più avrà maggiori finanziamenti, chi ha di meno avrà minori finanziamenti.

Una sistema, come si intuisce facilmente, destinato ad arricchire pochi grandi atenei e a impoverire (fino a condannare all’estinzione) i piccoli atenei.

Impoverire o addirittura chiudere un centro di formazione, studio e alta ricerca – qual è l’Università degli Studi della Basilicata – significa depauperare un intero territorio, costringere i giovani di questa regione a emigrare per studiare, dunque decimare il tessuto demografico di questa terra e privarla di ogni possibilità di crescita.

La ricerca è sviluppo, è innovazione, è il futuro ben consapevole del suo passato.

Se il criterio scellerato di ripartizione del Ffo è imputabile alle ultime scelte ministeriali, è invece alla nostra Regione che chiediamo con forza di investire maggiormente nella nostra Università.

Puntare su Ricerca e Sviluppo significa fare dell’Università il “polmone” della nostra Regione; per far questo, bisogna accrescere i finanziamenti e garantire un maggiore diritto allo studio, consentendo la fruizione di residenze per gli studenti e di infrastrutture e trasporti più efficienti.

Per interrompere l’ormai progressivo esodo dei nostri giovani verso altre regioni, per fermare questa “emorragia”, è necessario ripensare la nostra regione a misura di studente.

 

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