Petrolio in Val d'Agri e Valle del Sauro

Fiammata Centro Oli: l’Eni metta in sicurezza l’impianto e gli organi deputati al controllo si assumano le proprie responsabilità

Cosa deve succedere ancora nella Val d’Agri per assumere il tema della sicurezza ambientale quale tema centrale? Arpab e Asp non possono limitarsi ad una mera presenza burocratica per la registrazione degli effetti di questi continui e preoccupanti  fenomeni .

La totale assenza di strutturalità nell’effettuazione dei monitoraggi e l’inadeguatezza delle strumentazioni a disposizione  sono certamente imputabili a responsabilità politica. 

Da anni, come Cgil Basilicata, denunciamo questa situazione, che ha portato inesorabilmente a far sfociare nella piena conflittualità questo rapporto critico tra lavoro e ambiente. L’Eni avrebbe dovuto utilizzare questa fase  per  la messa in sicurezza dell’impianto come scelta di responsabilità, cosa che non è avvenuta.

E dunque, dopo l’ennesima “fumata nera” che si aggiunge al susseguirsi di fiammate presso il Centro Olio di Viggiano, siamo ancora in attesa  di capire quali siano le azioni programmatiche e strategiche che il neo costituito assessorato regionale all’Ambiente intende adottare.

 “Siamo in una situazione complessa, la più difficile in Basilicata dal punto di vista della storia industriale di questa regione. Dal ’95, da quando è cominciata l’attività estrattiva dell’Eni, sono stati commessi diversi errori. Si è scelta la strada più semplice: incamerare royalties e lasciare all’Eni l’attività di controllo ambientale, determinando una inaccettabile coincidenza tra soggetto controllore e controllato.

L’Arpab, che è l’ente strumentale della Regione deputato al controllo e al monitoraggio ambientale, ha fatto ben poco. La totale assenza di strutturalità nell’effettuazione dei monitoraggi, l’inadeguatezza delle strumentazioni a disposizione  sono certamente imputabili a responsabilità politica come, peraltro, ha dichiarato il Presidente della Commissione bicamerale d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti che si è recata nei giorni scorsi in Basilicata. Da anni, come Cgil Basilicata, denunciamo questa situazione, che ha portato inesorabilmente a far sfociare nella piena conflittualità questo rapporto critico tra lavoro e ambiente”.

Così il segretario generale Cgil Basilicata Angelo Summa ai microfoni di “Voci del mattino”, la trasmissione di Radio Rai 1, rispetto alla chiusura dell’impianto Eni di Viggiano a seguito all’inchiesta della magistratura sul presunto traffico illecito di rifiuti e che ha portato alla cassa integrazione di circa 400 lavoratori diretti coinvolgendo circa 2.000 lavoratori dell’indotto.

“Quella della cassa integrazione è stata la strada più semplice per l’Eni – continua Summa – Nei lavoratori c’è consapevolezza sulle questioni che riguardano la  sicurezza e la tutela ambientale, ma come è ovvio c’è anche tanta preoccupazione per il posto di lavoro. A nostro avviso sarebbe stato utile che l’Eni utilizzasse questa fase  per  la messa in sicurezza dell’impianto come scelta di responsabilità. Ciò non è avvenuto ed è per questo che nei prossimi giorni chiederemo un incontro con il governatore regionale e con il  Mise, mentre un incontro è già stato chiesto al Prefetto di Potenza”.

Conclude il segretario generale: “La questione è di  carattere nazionale. L’Eni è la più grande realtà industriale che opera in tutta Italia da sempre. Come è possibile che questa multinazionale abbia comportamenti differenti in Basilicata rispetto al resto d’Italia? O è la Basilicata ad aver abbassato i livelli d’attenzione? Entrambe le ipotesi sono gravissime. Di fatto l’Eni non ha una chiara politica industriale ed energetica,  questione che riguarda non solo la Basilicata ma l’intero Paese”.

Angelo Summa

Segretario generale Cgil Basilicata

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