Petrolio in Val d'Agri e Valle del Sauro

Enzo Boschi: Nessuna dichiarazione sull’esistenza di quella pericolosissima faglia in Val d’Agri!


Qualche tempo fa, invitato a tenere una conferenza a Montemurro, Basilicata, mi avevano parlato di un misterioso accordo operativo fra il Ministero dello Sviluppo Economico e l’INGV, concernente le ingenti estrazioni petrolifere in Val D’Agri.

Un accordo che poi vidi citato nei verbali del Consiglio di Amministrazione dell’Istituto ma che nessuno sembrava aver visto. Per quanto mi è dato sapere, non era annesso a qualche verbale del Consiglio d’Amministrazione, come credo prescriva la legge.

Qualche giorno fa, mi è stato indicato come trovare l’intero documento nel sito della Regione Basilicata, da qualcuno evidentemente informato delle mie scarse capacità in quel tipo di ricerche.

Qui, tutti lo potranno leggere e farsi un’idea.

Io l’ho letto molto velocemente: al passar degli anni, trovo sempre più insopportabile il linguaggio di questi documenti. Volutamente ma inutilmente prolissi, con continui richiami interni ed esterni, probabilmente per renderne difficoltosa e scoraggiarne la lettura.

Il documento esordisce con i risultati della Commissione ICHESE, il che già basta e avanza per insospettire subito sul suo scopo.

Per chi non lo sapesse, ICHESE è una commissione istituita dalla Regione Emilia Romagna con lo scopo di stabilire le “vere” cause dei devastanti terremoti emiliani del 2012.

Se si fosse banalmente accettato che erano normalissime scosse di origine tettonica non sarebbe stato facile distogliere l’attenzione dalle responsabilità e dalle omissioni gravissime dai responsabili politici e dagli esperti della Commissione Grandi Rischi, che ebbero un ruolo decisionale in tutta quella vicenda. Carriere politiche e scientifiche sarebbero state interrotte che, invece e purtroppo per noi, continuano a sussistere con gli stessi delicati ruoli di responsabilità. Con conseguenze anche drammatiche, come abbiamo potuto verificare nella recente crisi sismica appenninica.

En passant: il rapporto della commissione ICHESE ha la peculiarità di essere considerato corretto o scorretto a seconda delle necessità di chi l’ha proposta e adeguatamente remunerata.

L’accordo fra MISE (Ministero dello Sviluppo Economico), Regione Basilicata e INGV stabilisce che quest’ultimo avrà compiti ben definiti decisi dalla Regione di “supporto al monitoraggio”.

Si parla di un “progetto di adeguamento della rete microsismica”, qualunque cosa voglia dire.

Di più, l’INGV, ridotto nell’accordo a “organo tecnico” del MISE e della Regione, si dedicherà “in via esclusiva” alla raccolta, al trattamento e alla trasmissione dei dati al MISE, alla Regione e al Concessionario.

Interessante osservare il punto clou dell’accordo: presso la Regione verrà istituito un fondo, alimentato dal Concessionario, per pagare le attività INGV.

Un modo per rendere eticamente accettabile il fatto che il controllato finanzia il controllore?

Suggerisco di leggere interamente il documento, per avere una conoscenza completa di questa incongrua vicenda. Mi permetto. in particolare. di suggerirlo ai tanti dirigenti di ricerca e ai dirigenti tecnologi dell’INGV così impegnati, fino a non molti anni fa, insieme a tutti gli altri, nella ricerca costante del meglio per lo sviluppo dell’Istituto, che contribuirono a portare ai massimi livelli internazionali, e nella costante rivendicazione di una superiorità etica.

Si tenga a mente, in quella lettura, che il Concessionario è l’ENI, o la Shell o altri ancora dello stesso livello e importanza. ENI, Shell e gli eventuali altri, tutti degni del massimo rispetto ma che, per il nostro bene e per non alimentare sospetti, dovrebbero ovviamente essere controllati da organismi da loro completamente indipendenti.

È inconcepibile che un ente di ricerca, la cui indipendenza scientifica è esplicitamente garantita dalla Costituzione, possa accettare di rinunciare alla sua nobilissima missione di essere sempre e comunque dalla parte della sicurezza dei cittadini e di garante, in questa importante materia, della legalità.

Si ricordi anche che, nell’accordo, il riferimento a ICHESE è fatto perché è così che è stato evidenziato il problema della sismicità indotta, cioè della sismicità prodotta da fluidi pressurizzati iniettati nella crosta terrestre e indicati da ICHESE come possibili cause della sequenza emiliana del 2012. Come appunto avviene per i fluidi di scarto che accompagnano le estrazioni petrolifere.

Giustamente si teme che essi possano contribuire a scatenare forti scosse in zone ad altissima pericolosità sismica come notoriamente è la Val D’Agri. E che questo più che giustificato timore possa portare all’interruzione definitiva delle attività estrattive.

La questione richiede la massima prudenza e la massima attenzione perché le reiniezioni vengono effettuate nell’area epicentrale del fortissimo terremoto di Montemurro del 1857, con magnitudo stimata attorno a 7, che provocò circa 15.000 vittime.

Sul Foglietto in un paio di occasioni abbiamo sollevato l’attenzione su un lavoro di un gruppo di geologi del CNR, pubblicato su una rivista internazionale nell’agosto del 2014, i cui risultati all’epoca sono stati ufficialmente approvati da chi, dall’aprile del 2016, è al vertice dell’INGV.

Quei geologi hanno evidenziato una faglia attiva in prossimità della superficie, proprio nella zona ove vengono praticate le reiniezioni.

Data l’estrema delicatezza della questione, ci aspettavamo un chiarimento o addirittura una smentita ai precedenti articoli del Foglietto su questo argomento. Non si è avuto, invece, alcun tipo di reazione.

È ovvio che si può ignorare quanto Il Foglietto scrive; non si capisce allora perché gli stessi che chiaramente ignorano questioni delicate poi si lamentino, in maniera anche scomposta, e sempre indirettamente per interposta persona, di quanto vi si scrive.

Nessuna dichiarazione sull’esistenza di quella pericolosissima faglia!

Se la faglia esiste nel luogo e nel modo descritto dal lavoro dei geologi CNR, approvato da chi oggi è al vertice dell’ente, cui per legge compete la sorveglianza sismica del Paese, le reiniezioni non vanno assolutamente fatte e/o vanno immediatamente sospese.

Per un doverosissimo e sacrosanto principio di precauzione!

Se invece, ad una più attenta analisi dei dati disponibili, la faglia risultasse non avere alcun supporto scientifico, ne conseguirebbe che chi l’ha proposta e chi l’ha approvata non avrebbero sufficienti competenze sismologiche per occuparsi di una questione vitale per un paese altamente sismico come il nostro.

Come suol dirsi: tertium non datur.

enzo.boschi@ilfoglietto.it – https://ilfoglietto.it/il-foglietto/5263-tertium-non-datur.html

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