Lavoro e Salute

Emigrazione sanitaria, Anisap: “non ci rassegniamo a dare risposta ai bisogni sanitari dei lucani”


I dati del Rapporto Censis, secondo i quali ogni anno 750mila italiani “migrano” per curarsi in altre regioni, con un “conto” per la Regione Basilicata, solo riferito al 2015,  di 24 milioni e 507mila euro, devono andare oltre la “rassegnata” presa d’atto dell’inadeguatezza a dare risposta ai bisogni sanitari dei lucani a casa propria. E’ il commento di ANISAP Basilicata in una nota a firma del presidente regionale Roberto Cicchetti.

Più che interrogarsi sulle ragioni della speranza che spinge tantissimi lucani a viaggiare fuori regione in cerca di cure e prestazioni per la propria salute – continua la nota – c’è da interrogarsi, senza tralasciare alcun aspetto, sulle motivazioni della limitata attrazione delle strutture di alta eccellenza di cui disponiamo. Nello specifico i comparti di oncologia e in generale di alta specializzazione – sottolinea Cicchetti – sono quelli che determinano i costi maggiori della Regione nei confronti principalmente delle Regioni Lombardia e Lazio. Eppure l’Irccs di Rionero e alcune Unità Operative dell’Azienda Ospedaliera San Carlo come dell’Ospedale di Matera dovrebbero essere preferiti dai lucani e se non fosse per le prestazioni erogate da Rionero e San Carlo a utenti provenienti da altre regioni saremmo in una situazione ancora più critica. Per noi c’è la conferma dell’incapacità di programmazione regionale che non riesce nemmeno ad adeguare servizi e prestazioni alle nuove domande di salute ed è ripiegata sull’ordinaria amministrazione. Tutto ciò mentre la rete ospedaliera resta sovradimensionata e al pari della mobilità sanitaria fattore di spreco.

Per l’ANISAP insieme a scelte “rivoluzionarie” sul presente e il futuro di alcuni ospedali, si deve procedere senza preclusioni all’integrazione pubblico-privato. Le strutture specialistiche ambulatoriali private accreditate – dice Cicchetti – possono svolgere un ruolo di filtro per indirizzare i nostri utenti ai centri d’eccellenza e per le prestazioni di cui hanno bisogno, contribuendo sicuramente alla lotta agli sprechi della sanità pubblica.

Proprio per evitare liste di attesa e di incrementare l’emigrazione sanitaria – aggiunge la nota – il Servizio Sanitario Regionale ha accreditato alcuni Centri che sono in grado per attrezzature-strutture, professionalità e competenze specifiche di svolgere test genetici e consulenze in attuazione dei P.A.C. (Percorsi Assistenziali Complessi). L’ANISAP – aggiunge la nota  – nell’ambito delle proposte presentate al Dipartimento Salute per la definizione dei criteri di erogazione delle prestazioni e dei controlli di congruità e per l’istituzione di protocolli terapeutici necessari alla definizione dei Percorsi Assistenziali Complessi, oltre che per il diabete, anche per altre patologie quali ipertensione arteriosa, malattie dell’apparato cardiocircolatorio oculistica (cataratta e glaucoma), la genetica, ecc., sostiene l’esigenza di accrescere l’attività sul territorio e di affiancare le strutture pubbliche con Centro esterni accreditati, sotto la programmazione strategica del servizio pubblico.
“Il Rapporto Censis rafforza la nostra convinzione: un miglioramento della qualità e delle performance della sanità, oltre che della sua sostenibilità, può essere prodotto attraverso una azione di rafforzamento della cosiddetta medicina del territorio, dalla medicina di base, alla assistenza domiciliare, alla prevenzione, alla riabilitazione. In realtà troppo poco è stato fatto in questa direzione con l’obiettivo di rendere piu’ efficiente il servizio sanitario regionale che per noi può funzionare efficacemente solo se funziona il mix pubblico-privato. Ci sono strutture e professionalità sul territorio che rappresentano una valida integrazione/alternativa alle lunghe attese per visite specialistiche e prestazioni presso i servizi delle Aziende Sanitarie e quindi possono garantire maggiore attenzione ai cittadini. Noi – conclude il presidente ANISAP – intendiamo dare il nostro contributo di esperienza, professionalità, servizi e prestazioni di qualità soprattutto in questa fase in cui gli effetti della crisi economica sul rapporto dei lucani con la spesa per la salute si sono manifestati nella tendenza al rinvio delle prestazioni sanitarie considerate, a torto, meno urgenti”.

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