Politica

Di petrolio, sicurezza, accordi, fughe all’estero e tempi amministrativi

Sergio Claudio Cantiani è il sindaco di Marsicovetere, comune della Val d’Agri a un tiro di schioppo dal Centro Oli di Viggiano, negli ultimi anni al centro di polemiche, rivendicazioni, proteste di associazioni e cittadini, controdeduzioni da parte di Eni. Una realtà, un territorio che quindi vive tempi molto difficili per tutta una serie di problematiche legate al petrolio, all’ambiente, alla sicurezza. Angelomà ha fatto una chiacchierata proprio con Cantiani per raccogliere il suo pensiero, e farsi raccontare le sue preoccupazioni, le sue proposte, le sue azioni da solo e in sinergia con gli altri sindaci della zona con le altre istituzioni.

di Angelomauro Calza

Fare il sindaco in questa realtà, dove ci sta il petrolio che alcuni considerano una risorsa ed altri un problema, com’è?
E’ una difficile convivenza con quello che è il mondo dell’estrazione con tutte le problematiche ambientali che comporta, però dall’altra parte c’è il livello occupazionale che in ogni caso questa risorsa garantisce. Parliamo di migliaia di unità. Ed è chiaro che ci troviamo tra incudine e martello, molto spesso noi sindaci siamo i terminali delle istanze dei cittadini, e quindi anche delle problematiche occupazionali e sociali, e quindi viviamo questo status con grande apprensione. Però devo dire che tra noi sindaci c’è una sinergia di azioni, anche se con qualche distinguo, che però poi sostanzialmente non cambia quella che è la visione. Le estrazioni petrolifere, e quindi Centro oli e tutto quel che comporta, sono un problema che dobbiamo affrontare nella quotidianità. Il problema è che questa situazione è una situazione che va gestita, e quindi credo che degli errori sono stati commessi e sono sotto gli occhi di tutti: credo che quello che è successo è legato ad una mancanza di attenzione o di preparazione sui temi petroliferi e ambientali. Credo anche che le azioni messe in campo da Regione, Arpab e noi sindaci vadano in direzione di una maggiore tutela, e soprattutto vadano anche ad incidere su quella che è la preoccupazione della gente su un fenomeno che molto spesso non è conosciuto e che a volte alcuni alimentano, anche perché le posizioni su questo tema sono discordanti., Noi sindaci lo viviamo con preoccupazione perchè il fenomeno è grande, a volte più grande di noi, perché da un lato parliamo di interessi dello Stato, parliamo di Eni, parliamo anche di grandi compagnie, e dall’altro abbiamo necessità di garantire occupazione, sviluppo, mantenere un tessuto sociale già di per sé difficile.

In campagna elettorale il senatore Gianni Pittella al centro del suo programma aveva posto in caso di vittoria del PD, e quindi in prospettiva di un Governo a guida Renzi, la revisione degli accordi sul petrolio in senso migliorativo di qualità e quantità. Filippo Bubbico, che poi è quello che gli accordi ab origine li ha sottoscritti, ha replicato dicendo che è vero che bisogna migliorare tutto, ma non c’è bisogno di sottoscrivere nuovi accordi in quanto il problema consiste principalmente nel fatto che non sono mai stati attuati pienamente quelli già sottoscritti. Lei come la vede?

Io queste vicissitudini le ho vissute, prima come assessore poi come sindaco. Il problema grosso è che quelli che erano gli accordi scritti non si sono tramutati in realtà, in fatti concreti. Sono rimaste solo pagine scritte di un accordo i cui benefici per la Val d’Agri e per l’intera regione non si sono potuti toccare con mano

…quindi ha ragione Filippo Bubbico?

Sì, ma io credo che in ogni caso quegli accordi vadano riscritti perché dal 1998 in poi, dopo vent’anni, penso che le condizioni siano cambiate. Penso che il problema petrolio, per come viene vissuto dalla politica regionale, ma anche da noi del territorio, è cambiato. Sono cambiati alcuni termini, sono cambiate tante cose, quindi oggi va riscritto. Bisogna puntare soprattutto ma in forma concreta, sulla possibilità di investimenti che Eni deve fare in Val d’Agri e in Basilicata, così come fa in altre parti del mondo. Bisogna già oggi costruire il dopo petrolio con iniziative che devono affiancare in questo momento lo sfruttamento e
che poi, gradualmente, una volta esaurita la coltivazione petrolifera, devono sostituire integralmente le attività legate alle estrazioni. Ricordiamoci che sono già vent’anni, e non è che questi bacini sono eterni. Allora, se ancora oggi stiamo a discutere su chi ha sbagliato e su cosa vogliamo fare, vuol dire che perdiamo ulteriore tempo. La verità, tra Bubbico e Pittella, sta nel mezzo io credo che non abbiamo più tempo e il tempo stavolta non è una variabile indipendente, ma lo dettano i cittadini e credo che il 4 marzo i cittadini abbiano dimostrato che la gente è stanca di sentire chiacchiere: vogliono riappropriarsi di quel ruolo all’interno della politica dove il cittadino viene prima di ogni cosa. Se noi capiamo questo messaggio dirompente, credo che possiamo scrivere ancora qualche pagina positiva della nostra storia, in caso contrario non potremo che registrare un fallimento della politica.

Di fronte alla Sagrada Familia, a Barcellona, c’è una gelateria con una grande insegna tricolore con la scritta Italia. Sono entrato e ho preso un gelato peraltro ottimo, ed ho scoperto, parlando con Giuseppe, il titolare, che lui conosceva la Basilicata e in particolare la Val d’Agri. Lui è un siciliano, di Noto, che ha lavorato per anni al Centro di Viggiano: era un tecnico specializzato che installava, manuteneva e controllava le valvole dei gas. Gli ho chiesto come mai si trovasse adesso a Barcellona e lui mi ha risposto che “non ce la facevo più, certe cose non le potevo vedere, non si possono fare certi lavori. Ho chiuso tutto, ho preso la liquidazione, la famiglia, sono volato qui a Barcellona e mi sono aperto questa gelateria”. Secondo lei, sindaco, cosa “non voleva fare più”? Cosa “non poteva più vedere”?

Io credo che la cosa che è mancata in questi anni è il controllo da parte della Regione e degli organi deputati, nelle varie fasi della costruzione del Centro oli. Se immaginiamo che ogni azienda ha il solo scopo di fare i propri interessi e che dove può economizzare economizza (e i casi in Italia sono tanti, non solo Viggiano), ecco che ci si espone a rischi fidandosi di chi gestisce la costruzione di questi mega impianti dove lo scopo principale è quello di risparmiare per ottenere maggiore profitto. E tutto a danno della sicurezza dei lavoratori e dei cittadini che poi subiranno per anni gli effetti della presenza di queste strutture. E’ qui il problema grosso: noi siamo mancati nei controlli, noi come Stato intendo, perché non è possibile che in fase progettuali si utilizzano le migliori tecnologie e certificazioni di sicurezza e in fase di realizzazione poi non ci sono controlli. E anche nella fase di collaudo successiva: se il collaudo non viene fatto da soggetti terzi, è normale che alla fine avremo queste situazioni. E soprattutto anche l’istituto dei sub appalti va tenuto presente e risolto.

Beh, ma i subappalti sono un fenomeno che non riguarda ovviamente solo il petrolio…

Certamente. E io dico di più: se si chiede a questo cittadino siciliano di Barcellona quanto tempo ha impiegato per aprire la sua attività a Barcellona, le dirà che è stato un tempo breve

Sindaco, gliel’ho chiesto e me l’ha detto: ha impiegato quindici giorni. E mi ha detto una cosa ancora più importante: paga tutte le tasse perché è in vigore un regime fiscale tale da rendere impensabile ricorrere all’evasione perché non conveniente per il contribuente

E’ chiaro, perchè il carico fiscale è ridotto, ed è chiaro che se noi in Italia non andiamo a incidere su questi fattori, noi possiamo solo continuare semplicemente a promettere e parlare, ma non riusciremo mai a gestire il fenomeno della marginalità sociale e della povertà che in Italia sta diventando un problema molto serio. Quindi o si fa veramente e radicalmente una riforma che vada nella direzione della semplificazione e dell’abbassamento del carico fiscale soprattutto per chi vuole intraprendere nuove iniziative, o siamo destinati a fallire,ad assistere impotenti al declino dell’Italia e della Val d’Agri. Quello che penso l’ho detto più volte: semplificare. Noi per fare un’opera pubblica solamente a livello di permessi e documentazioni varie impieghiamo quasi due anni se ci va bene. Credo che la sveglia che i cittadini hanno dato il 4 marzo sia significativa e quello che hanno voluto dire alla politica che ha gestito fino ad oggi è: svegliatevi

Quindi, ironizzando, non sarebbe male se il futuro Governo istituisse un “Ministero per la semplificazione del Ministro della semplificazione amministrativa”?
E’ un gioco di parole, ma rende l’idea: noi, facendo parte della Comunità europea, o iniziamo ad avere tempi europei o il nostro ritardo andrà sempre aumentando. Lo vediamo noi piccoli Comuni che fatichiamo a tenere i tempi europei delle leggi europee: abbiamo la necessità di avere tempi europei su tutto ciò che andiamo a costruire altrimenti parleremo solo di aria fritta e non faremo niente per le nostre comunità.

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