Cronaca di una giornata post elettorale da un paesello del meridione.

C’è voglia di sintesi; c’è voglia di consuntivi. Per alcuni c’è voglia di tirare le somme e dare e dirgliene di santa ragione, ma, per fortuna, rappresentano la parte marginale di un popolo sano.

Mentre penso al nuovo scenario che ogni cambiamento si porta dietro, ascolto, vittima della mia tremenda passione per la radio, una canzone dell’esilarante e scintillante J-AX. Mi prende il ritmo e mi attira lo slang: << Cosa importa se sognavi Puertorico? Ma se restiamo insieme sembra un paradiso anche Ostia Lido>>.

Perbacco! In un “riff” di un brano RAP c’è tutta la risposta ai pensieri puri ed impuri che affollano la mente delle persone nel “post elettorale”.

Allora rifletto: ho ascoltato i comizi delle ultime tre settimane prima della competizione elettorale. Credo che, al netto di qualche fenomeno circoscritto, i toni sono stati calmi, pacati e corretti. Programmi sfavillanti, convincenti, alcuni ritenuti copiati, altri ritenuti originali, ma non importa; la mia riflessione vuole essere un’altra.

Durante queste sere, una piccola comunità di poco più di cinquecento anime ha visto e valutato le capacità di giovani che hanno avuto il coraggio di candidarsi e mettersi in gioco. Non importa con quale compagine, questo ragionamento lo lasciamo per un attimo da parte.

Nell’una e nell’altra lista di candidati ci sono stati giovani che hanno affrontato il pubblico ed hanno detto la loro, hanno esposto le proprie passioni e le proprie aspettative ed anche i loro sogni. Già questo fa ben sperare, perché è da tanto che si sente dire che i giovani sono apatici, privi di ideali, senza un progetto e senza aspettative. Non è vero, e le serate elettorali lo hanno dimostrato. Abbiamo scoperto un giovane economista esporre le sue idee e le sue considerazioni a fatti ed accadimenti che hanno caratterizzato la competizione elettorale, con garbo e decisione, ed oserei dire anche con un cipiglio solido. Così come, nell’altra compagine di candidati, un’altra giovane signorina ha avuto modo di farsi conoscere come oratrice, sognatrice, ed anch’essa proiettata per il bene del paese. Ognuno, all’interno della propria squadra con la quale ha deciso di schierarsi, ha sognato di poter dare il proprio contributo allo slancio della vita socioeconomica di questo paesello che ho deciso di esplorare. Ma come in tutte le competizioni c’è chi vince e chi perde. Chi ha vinto ha l’onore e l’onere di assumere la guida del paese, chi ha perso ha l’onere ed il compito di vigilare e di cercare di farsi spazio per guadagnare, a passettini, pezzi del suo programma di sviluppo; che se è sano ed è sincero dovrà, in ultima analisi ed al netto dei metodi e dell’ideale, coincidere con chi governa. Anche i candidati alla carica di Sindaco hanno mostrato garbo ed educazione nell’esporre le proprie ragioni per guadagnare la fiducia degli elettori, del resto in paeselli di poco più di qualche centinaio di abitanti, si è tutti amici, compari, e parenti. Ed allora in tutto questo mi torna alla mente la riflessione iniziale: << Cosa importa se sognavi Puertorico? Ma se restiamo insieme sembra un paradiso anche Ostia Lido>> che, “mutatis mutandi”, dovrebbe vedere tutti i paesani uniti per proiettarsi verso orizzonti migliori e verso il progresso. Ovviamente non mancheranno detrattori e scaramucce di ogni tipo e genere, ma se la base è solida, da entrambi i lati, le sirene nulla potranno con il loro canto ammaliatore. I saggi ed i puri di cuore devono camminare, verso l’utopia ma devono camminare perché “l’utopia”, ci ricorda E.H Galeano, “è come l’orizzonte: cammini di due passi e si allontana di due passi. L’orizzonte è irraggiungibile. E allora, a cosa serve l’utopia? A questo: serve a continuare a camminare”.

 Gianfranco Massaro – Agos

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