Società e Cultura

Confcommercio: più chiusure innescano il rischio della chiusura definitiva per decine di imprese


“Bisogna mantenere la guardia alta nei confronti dell’epidemia. Ma ritardi ed errori pesano tanto e hanno contribuito a trasformare l’emergenza sanitaria in emergenza economica e sociale. Perché la soluzione di ultima istanza del più chiusure innescano il rischio della chiusura definitiva per decine di migliaia di imprese ed il rischio della disoccupazione per centinaia di migliaia di addetti”: è questa la posizione di Confcommercio sintetizzata in una nota diffusa dal presidente Fausto De Mare. “Insomma – prosegue la Confederazione – è a rischio la cancellazione di un’Italia produttiva che, in ogni città ed in ogni territorio, ha fin qui svolto un ruolo determinante per la costruzione della crescita e della coesione sociale. Dunque, occorre far di tutto per ripristinare quanto prima normali condizioni di attività: a partire dal tempestivo e trasparente monitoraggio delle fasce di classificazione del rischio territoriale e da più programmazione e più coordinamento per risolvere le criticità emerse sui versanti dei tamponi e dei tracciamenti, della sanità territoriale ed ospedaliera, così come su quelli del trasporto pubblico locale e della scuola. Riaprire e ripartire: deve essere questo l’obiettivo e deve essere questo l’impegno condiviso”.

“Intanto – continua Confcommercio – è giusto e necessario che vengano messi in campo indennizzi adeguati e tempestivi e moratorie fiscali e creditizie ampie ed inclusive. Nessuno sia lasciato senza risposte e senza aiuto. Questa volta, sbagliare è davvero vietato. Ne va della tenuta sociale del Paese”.

Adesso i titolari di micro imprese attendono il ‘decreto ristori bis’, reso necessario dalla stretta che scatterà da domani 5 novembre quando entrerà in vigore il nuovo Dpcm. L’imperativo è fare presto e proprio questo sarebbe uno dei motivi per cui si è scelto di mettere sul piatto ora ‘solo’ un miliardo e mezzo, ancora disponibile in gran parte per i risparmi della Cig, senza ricorrere subito a un nuovo scostamento.

L’esecutivo comunque, non esclude di fare nuovo deficit più avanti, se sarà necessario, e già si stanno valutando “tempi e entità” di una nuova richiesta di autorizzazione al Parlamento, che dipenderà dall’evolversi dell’epidemia e quindi dall’eventuale ingresso nelle prossime settimane di più regioni negli scenari ad alto o a massimo rischio, che comporteranno chiusure per nuovi settori, dai negozi fino a parrucchieri ed estetisti.

La quantificazione degli interventi in questa fase è piuttosto complessa, proprio per il meccanismo ‘a fisarmonica’ introdotto con il Dpcm, che prevede un monitoraggio settimanale dell’andamento dei contagi e della saturazione delle strutture sanitarie per valutare quali territori entreranno, o anche usciranno, dalle nuove ‘zone rosse’.

Di sicuro sarà di nuovo l’Agenzia delle Entrate a gestire i contributi a fondo perduto, e a fare arrivare sui conti correnti degli interessati bonifici in automatico. L’impegno è quello di garantire ristori in due settimane (o entro la metà di dicembre a chi ancora deve fare domanda) anche per i nuovi codici Ateco che saranno aggiunti alla lista degli attuai 53, ad esempio i negozi dei centri commerciali, ma anche i grandi store tra i 250 e i 2500 metri quadri e quelli ancora più grandi che saranno costretti a chiudere dei weekend. Lo stesso si cercherà di fare anche per le categorie che al momento non si possono quantificare, come nel caso di parrucchieri ed estetisti: il numero di attività da ristorare, infatti, dipenderà da quante zone del Paese saranno riportate in sostanziale lockdown per piegare la curva dei contagi. A tutti i nuovi settori coinvolti saranno garantiti anche il credito d’imposta sugli affitti, la sospensione del versamento dei contributi e la cancellazione della seconda rata Imu.

Nell’immediato, quindi – sottolinea Confcommercio –  si cercherà di coprire parte delle perdite di tutte le categorie interessate dalle misure restrittive, mentre per quelle toccate indirettamente (i fornitori della ristorazione, ad esempio, ma anche i fiorai o chi produce confetti su cui impatta la riduzione di eventi e cerimonie) dovrebbero trovare ristoro da gennaio, quando diventerà operativo il fondo anti-Covid della manovra. In quel frangente si potrebbero anche rivedere i criteri per il calcolo dei contributi a fondo perduto (ora basati sulla differenza di fatturato tra aprile 2019 e aprile 2020). Qualche nuovo codice Ateco (ad esempio gli ambulanti delle sagre che non fanno parte della categoria della ristorazione) potrebbe intanto essere aggiunto via decreto ministeriale sfruttando i 50 milioni disponibili con il primo decreto ristori.

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