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Confcommercio: Anche in provincia di Potenza il “food” inteso come ristorazione si conferma motore della ripresa.

Anche in provincia di Potenza il “food” inteso come ristorazione si conferma motore della ripresa. E’ l’indicazione che proviene dal Rapporto Fipe-Confcommercio che ha fatto il punto sull’andamento del settore dei pubblici esercizi in Italia: emerge un quadro di sostanziale ottimismo soprattutto per quanto concerne l’andamento dei consumi alimentari fuoricasa, ormai attestati sul 36% dei consumi alimentari complessivi, e il fronte occupazionale, con una crescita del 3,3% sull’anno precedente. Continuano a preoccupare, invece, l’elevato numero di aziende che chiudono e un tasso di produttività che resta sotto i livelli pre-crisi. “I numeri del Rapporto Ristorazione 2017 confermano un trend di ripresa che porta i consumi nella ristorazione al livello pre-crisi. Anche sotto il profilo dell’occupazione – ha commentato il presidente Lino Enrico Stoppani –  il nostro settore si conferma tra i pochi in grado di creare nuovi posti di lavoro. Restiamo la componente principale della filiera agroalimentare italiana nella creazione di valore e di occupazione”. Non mancano, tuttavia, le ombre: “il numero di imprese che chiudono resta elevato e la produttività rimane sotto ai livelli toccati prima della crisi. Diventa difficile in queste condizioni – ha proseguito Stoppani – trovare le risorse per investire e per fare quelle innovazioni di cui il settore ha grande bisogno. Anche i recenti provvedimenti approvati con la legge di bilancio 2018, in particolare quello sui distretti del cibo, che vedono emarginato il ruolo della ristorazione, nonostante i titoli e i numeri che esprime, esclusa dalle utilità e dai contributi inseriti nel provvedimento, con il rischio aggiuntivo di ulteriore dequalificazione, vista l’estensione della somministrazione di cibi alle imprese agricole, anche in forma itinerante”.

In provincia di Potenza si segnala la crescita delle attività di ristorazione (non solo ristoranti ma anche pub, locali per giovani) che complessivamente nel primo trimestre del 2017 in provincia di Potenza sono 297 contro i 292 del primo trimestre 2016. C’è poi l’effetto generazionale: i giovani under 35 sono quelli che puntano maggiormente sul settore con proposte alimentari innovative e salutiste. Una situazione -commenta Michele Tropiano, dirigente Confcommercio Imprese Italia Potenza – che nella nostra realtà registra una crescita di qualità grazie soprattutto all’impegno dell’Unione Cuochi Lucani e alla nuova generazione di gestori di esercizi food confermando che la ristorazione è un settore in ottima salute. Ed è cresciuta anche l’occupazione nel settore (più 7%) con il 72% di dipendenti “under 40”: la ristorazione si dimostra un settore ideale per i giovani. E lo potrebbe essere ancora di più, visto che ora sottolinea Tropiano le imprese fanno fatica a trovare personale qualificato per alcuni profili professionali necessari invece alla loro attività. In generale, la ristorazione garantisce oggi un lavoro ‘sicuro’: quasi 8 lavoratori su 10 (76%) hanno un contratto a tempo indeterminato, il 18% a tempo determinato e il resto è stagionale.

“Nella ristorazione una certa aria di ripresa c’ è ma – mette in guardia Tropiano – non tutto però va a gonfie vele: il settore è caratterizzato da forte densità e competitività imprenditoriale, non sostenute da un tessuto produttivo abbastanza robusto. Questo si traduce in un numero molto elevato di chiusure”.
Il calo dei consumi alimentari, nonostante segnali di “ripresina”, è commentato dal presidente Confcommercio Imprese Italia Potenza Fausto De Mare come particolarmente indicativo della situazione dell’economia del Paese. Il nuovo anno secondo le indicazioni del Centro Studi confederale – sottolinea – si apre con alcuni segnali di rallentamento dei consumi e della produzione industriale. Ecco perché è necessario che con la prossima legislatura e il prossimo governo ci siano due certezze sostenute con forza da Confcommercio: eliminare le clausole di salvaguardia per il 2019, e quindi non aumentare l’Iva, e proseguire nella riduzione della pressione fiscale – che sia il taglio del cuneo o la riduzione delle aliquote non sta a noi deciderlo – per raggiungere stabilmente quel 2% di crescita che consentirebbe alle famiglie di consumare di più e alle imprese di tornare ad investire. Solo così avremmo più fiducia e una migliore prospettiva di crescita. In gioco con la ristorazione – conclude De Mare – c’è il destino delle numerose aziende alimentari e di trasformazione dei nostri prodotti.

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