Conclusa a Maratea la prima edizione sperimentale del “Festival delle città narranti”

Festival delle Città Narranti ha chiuso ieri la sua edizione sperimentale, una sorta di “numero zero” per verificare la formula e l’accoglienza di un progetto dedicato a nuove idee per promuovere città e territori culturalmente ed economicamente. E quindi anche dedicato a nuove professioni ibride, con un occhio ai temi sociali e identitari interni alle comunità e un altro occhio allungato sui tanti che, all’esterno, non conoscono ma “immaginano”. Cornice speciale quella della baia di Maratea all’interno di Villa Nitti – il luogo in cui il presidente del Consiglio dei Ministri del tempo, il lucano Francesco Saverio Nitti aveva fatto costruire il suo rifugio di famiglia e di scrittura (qui scrisse la sua memorabile trilogia sull’Europa) – ancora scaldata dal sole di fine ottobre, per iniziativa della Fondazione “Francesco Saverio Nitti” (che ha sede a Melfi) insieme alla Fondazione Matera-Basilicata 2019 e con la collaborazione scientifica della Università IULM di Milano (Osservatorio sul Public Branding) e della Università della Basilicata.

La formula è quella di “narrazioni di narrazioni”, cioè i tanti modi di rappresentare lo storytelling attorno a luoghi, città e territori che, spesso per grandi eventi, comunque per promuovere nuova attrattività, oggi debbono ineludibilmente percorrere la strada dell’iniziativa comunicativa che non è fatta solo di pubblicità, di messaggi assertivi o di perentori inviti al turismo. Ma di molte e più sofisticate maniere di esprimere sentimenti del nostro tempo insieme alle relazioni con la storia, la memoria e il patrimonio (ambientale e culturale, materiale e immateriale) che rendono quei luoghi e quei territori un mondo di distinzioni.

Nelle due giornate di Maratea, una è stata dedicata a casi diversi di città del sistema euro-mediterraneo. Barcellona (EnricTruñó i Lagares), Wrocalw, ovvero Breslavia (KatarzynaStępniak), Petra, in Giordania (Marco Biazzetti) e, per voce di molti interventi, anche Milano con il caso di Expo 2015; e naturalmente anche la città di Maratea per voce del suo sindaco Daniele Stoppelli. E un’altra è stata dedicata a “rendicontare” dal punto di vista comunicativo l’esperienza che va verso le conclusioni di “Matera capitale europeo della cultura 2019” (interventi di Paolo Verri, direttore della Fondazione Matera e anche di Giampaolo D’Andrea, assessore alla cultura, e degli operativi nell’esperienza comunicativa Rossella Tarantino, Serafino Paternoster, Raffaella Pontrandolfi).Esemplare dei tanti artisti che lavorano (cinema,musica,arte, fotografia,letteratura) nel campo del citytelling, performance alla fine della prima sessione di Franz Cerami che ha presentato LightingFlowers, installazioni digitalirealizzate in alcune periferie nel mondo.

Gli ideatori di questo evento così sintetizzano gli esiti.

Stefano Rolando (presidente di Fondazione Nitti e direttore dell’Osservatorio Public Branding IULM): “Mettere a confronto approcci ed esiti, vuol dire – in questo campo – aiutare a valutare se il modo con cui si gestisce un brand territoriale è statico o dinamico, guarda al passato o anche al futuro, si affida a staccare biglietti o promuove conoscenza, produce immagine-cartolina o fa rivivere il senso dei nostri patrimoni. Per un progetto così servono le istituzioni, le professioni, le imprese e le università. Cosa che qui abbiamo oggi sperimentato ancora in piccolo ma intuendo la strada giusta”.Paolo Verri (direttore della Fondazione “Matera Basilicata 2019): “La presenza, che abbiamo organizzato, di studenti universitari di varie città e di scolaresche del territorio, è stata un indicatore importante di attenzione e di interesse. La comprensione che in questo campo sia in gioco molto futuro, fatto non solo di appartenenze ma anche di nuova creatività e di sfide, è passata con evidenza. La casistica è infinita. Abbiamo cominciato da casi esemplari e contiamo di disegnare un programma all’altezza di un modo nuovo, che in Italia si va sperimentando – da Milano a Matera – con partecipazione ed entusiasmo dei giovani che va anche reindirizzato professionalmente”.

Su questa impostazione sono risuonate parole interessanti, intanto di amministratori e di rettori universitari.

Il sindaco di Maratea Daniele Stoppelli ha osservato che “anche un luogo di speciale bellezza deve andare al di là di questo racconto e ha necessità di altre forme espressive per fare emergere proposte culturali, museali e di riqualificazione del patrimonio, così come Maratea è incamminata a fare”. Il presidente della Commissione Attività produttive del Consiglio regionale della Basilicata Pier Giorgio Quarto ha detto che “il carattere distinto dei territori è la grande carta comunicativa dell’Italia ed è il cantiere più interessante per lavorare sul rapporto tra turismo e cultura”. L’assessore alla cultura di Matera Giampaolo D’Andrea ha svolto considerazioni generali, anche nella sua veste di esponente del MIBAC, considerando “territori e città come ormai soggetti indispensabili per trovare un equilibrio con i processi di globalizzazione rispetto a cui il ritorno ai nazionalismi è una risposta pericolosa e insoddisfacente”.

Sostegno e impegno da parte del sistema universitario che agisce su tutta l’innervatura del rapporto tra nuove funzioni e nuove professioni della comunicazione urbana e territoriale. Gianni Canova, rettore dell’Università IULM, ha ricordato che in questo settore “sono ormai avanzate tanto le esperienze di didattica quanto quelle di ricerca applicata ed in particolare possono essere consolidate e incrementate utili esperienze di raccordo e cooperazione tra atenei del nord e del sud, rispetto a cui vi è molta mobilità di studenti”. Nicola Cavallo, prorettore dell’Università della Basilicata, nel convergere con questa progettazione, ha aggiunto “l’ambito del public engagement, in ordine a cui solo entrando nel vivo di processi reali il sistema universitario può esprimere il suo potenziale concorso al miglioramento e alla modernizzazione del Paese”.

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