Con il decreto Rilancio nessuna risposta ai disoccupati, i “dimenticati” di quest’epoca

Riceviamo e pubblichiamo una lettera di Giuseppe Cutro al premier Conte.

Egregio presidente Conte,

si è conclusa da pochi istanti la conferenza stampa durante la quale lei ed i ministri Speranza, Gualtieri, Bellanova e Patuanelli avete spiegato i dettagli del decreto Rilancio.

Una manovra economica dai caratteri colossali con la quale il Governo ha messo in campo misure valutate indispensabili e necessarie per poter porre rimedio alla crisi prima sanitaria e poi economica, che ha colpito l’intero pianeta.

L’assistenzialismo (questa volta non usato per la consuetudinaria accezione negativa) e il sostegno alle imprese pare essere l’unico modo per provare ad arginare la drammatica situazione che interessa l’economia. Al via sussidi, rateizzazioni, slittamento del versamento di contributi e si rivede per i liberi professionisti, che hanno fatturato nell’anno precedente certe somme, la possibilità di ricevere dei sussidi.  poi c’è chi invece lo scorso anno non ha fatturato nulla.

Siamo pronti ad attendere il tempo necessario per metabolizzare e comprendere nel dettaglio come è stata strutturata la manovra per dare il via alle polemiche, per alimentare i complottismi, dare spazio ai tuttologi, agli eterni insoddisfatti, agli oppositori, ai disfattisti, o semplicemente a chi si sente più a suo agio indossando i panni dell’hater ad ogni costo.

Non si può non pensare però ai lavoratori licenziati che giustamente attendono risposte, non si può non comprendere gli imprenditori che convivono quotidianamente tra il dramma del fallimento e la responsabilità per dipendenti a rischio licenziamento e in eterna attesa di una cassa integrazione che tarda ad essere erogata. Come fare a rimanere indifferenti di fronte ai commercianti o ai liberi professionisti che dignitosamente cercano di affidarsi ad una speranza che si affievolisce di giorno in giorno, sotto il peso di debiti che mai come oggi sono troppo più alti degli incassi.

POI C’È CHI INVECE LO SCORSO ANNO NON HA FATTURATO NULLA.

Ognuno di questi soggetti, in questo momento storico, ha diritto di pretendere udienza, di veder valutata la propria condizione e di ritenerla primaria rispetto alle altre, non fosse altro perché quando iniziano a mancare i soldi per portare il cibo in tavola ai propri figli c’è poco spazio per la tolleranza. Inconsciamente prende il sopravvento quello spirito di sopravvivenza naturale che ti porta a valutare primari i tuoi bisogni a scapito di chiunque altro, ahimè.

POI C’È CHI INVECE LO SCORSO ANNO NON HA FATTURATO NULLA.

Ha ragione chi governa a chiedere sostegno all’opposizione ed ha ragione l’opposizione a criticare l’operato di chi governa. Ha ragione quel presidente di Regione che vuole chiudere i confini e quell’altro che vuole riaprire tutto. Ha ragione chi critica ed ha ragione chi è criticato.

POI C’È CHI INVECE LO SCORSO ANNO NON HA FATTURATO NULLA.

In questa confusione dovuta al delirio da SARS covid-19, di fronte ad una malattia che ha annullato ogni differenza sociale, ha eliminato confini, ha arrestato un pianeta, non ci sarà mai chi non avrà ragione di fronte alla paura.

E POI C’È CHI INVECE LO SCORSO ANNO NON HA FATTURATO NULLA.

Credo che ormai si sia capito, io sono uno di quelli che lo scorso anno non ha fatturato nulla, un po’ freelance, un po’ autonomo, magari dipendente! Sono uno di quelli, come tanti, dal curriculum sovradimensionato per lavorare in fabbrica ma troppo poco specializzato per lavorare in azienda, che si barcamena alla costante ricerca dell’occasione.

Bene, non volendomi fare portavoce di una categoria (perché ormai siamo così tanti che avremmo quasi diritto ad una tutela sindacale), ma parlando sicuramente per me stesso con la convinzione che il mio pensiero sia condiviso da amici che vivono la mia stessa condizione, io, noi, in un momento così delicato, abituati a non ricevere, non critichiamo.

Quando lo stato eroga un bonus per chi ha fatturato una cifra minima nell’anno precedente in piena crisi Covid-19, io dico che in questo momento è giusto così.

Badi bene non è rassegnazione quella che motiva queste parole perché in una condizione di normalità magari potrei essere stato il primo leone da tastiera prendendomela con il destino che mi sono o che mi hanno costruito, ma ora no.

Ora non critico perché quando provi disperatamente a trovare un lavoro devi porti delle domande. E allora non capendo come mai il tuo profilo non è idoneo a quella piuttosto che a quell’altra posizione, ma con la ferma consapevolezza che la tua formazione ed esperienza non può non essere idonea mai a nulla, provi a metterti nei panni di chi ti risponde: “Le faremo sapere“. Capisci così l’imprenditore che preferisce formare e non avere chi è già formato in azienda, capisci chi assume il ventenne per accedere ai sussidi statali sulle assunzioni, capisci chi ha paura che magari avendo una preparazione trasversale potresti essere un osso duro da affrontare.

Ed allora hai una marcia in più, l’ennesima che forse anche questa volta sarà d’ostacolo alla tua stabilità lavorativa ma che in questo momento ti porta a capire più degli altri.

Non è difficile pensandoci con lucidità. Questo virus ha in un colpo solo annullato le super potenze mondiali Cina e America, ha reso i politici fautori della brexit e noti nel mondo per il costante controllo della situazione a sottovalutare la pandemia e a pagare questa scelta irresponsabile con la conta delle vittime, ha reso tutti più normali.

E allora da persona normale capisco gli sforzi veri di chi si è trovato a gestire politicamente un momento storico così impegnativo, facendo scelte certamente per alcuni sbagliate ma a mio modesto avviso necessarie, avendo dimenticato qualcuno ma non in maniera dolosa, ma costretti dal peso delle responsabilità di dover amministrare la “res publica”.

Di fronte al Covid-19 abbiamo capito sulle pelle dei nostri cari che non ci sono scelte giuste, ma solo l’enorme responsabilità di doverne prendere di scelte.

E allora se ai disoccupati negli ultimi 60 anni non ci ha pensato nessuno, non è certo il momento per rivendicazioni di sorta. È il momento di remare insieme verso la stessa meta, stringendo i denti tutti con fiducia…anche chi lo scorso anno non ha fatturato nulla.

Con l’auspicio che magari, quando tutto sarà tornato ad una pseudo normalità, ricorderete la comprensione che oggi hanno dimostrato i “dimenticati”.

Con stima e rispetto.

Giuseppe Cutro

 

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