Società e Cultura

Commercianti e ristoratori allo stremo, proteste sui social. Persi tra i 3-3,5 milioni di fatturato


Dalle strade dello shopping davanti ai negozi chiusi con le insegne spente già da circa due settimane la protesta dei commercianti aderenti a Confcommercio Potenza si trasferisce sui social.  Tanti gli esercenti che “ci mettono la faccia” per urlare in una campagna social le grandi difficoltà di ditte individuali, di famiglia, microimprese allo stremo. Angela Latorraca, in rappresentanza dei colleghi orafi, gioiellieri, orologiai, tra i più duramente colpiti dalle restrizioni della zona rossa destinate a protrarsi ancora con nuove norme di chiusure in vista della Pasqua, su facebook lancia l’allarme: “Chi non ha mai alzato una saracinesca non sa cosa c’è dietro un semplice e meccanico gesto; Chi non ha mai alzato una saracinesca non sa che ci sono sacrifici sogni speranze; Chi non ha mai alzato una saracinesca non sa che assembramenti non potevano esserci se in 12 mesi non ci sono stati eventi; Chi non ha mai alzato una saracinesca non sa che ogni mattina è un colpo al cuore non poterlo fare; Facciamo presto altrimenti tante saracinesche non si alzeranno più!!!”.

Nonostante i saldi, l’andamento delle vendite nel settore abbigliamento-calzature-accessori di quest’inizio d’anno ha registrato un calo del 41,1% a gennaio e del 23,3% a febbraio, senza lasciare spazi a segnali di recupero rispetto alle enormi perdite del 2020. “Ancora non si comprende il motivo per cui un negozio di abbigliamento o calzature o pelletteria – afferma Federmoda-Federazione Moda Italia-Confcommercio – debba essere ricompreso tra quelle poche attività commerciali costrette alla chiusura per decreto in fascia rossa, nonostante gli investimenti fatti in sicurezza e per il rispetto dei protocolli”.

Al nostro settore – prosegue la nota – serve un sostegno immediato, reale, congruo e proporzionato alle effettive perdite, soprattutto slegato dalla soglia minima del 33% del fatturato perché i prodotti di moda seguono, come noto, le tendenze delle stagioni stilistiche e quindi sono soggetti a rapidissima svalutazione. Abbiamo avuto a disposizione solo mezze stagioni per la vendita e fatto subito notevole ricorso a forti promozioni e a saldi, con l’unico obiettivo di contenere le perdite di fatturato. Una soluzione che ha certamente aiutato i negozi ad avere liquidità per pagare personale, fornitori, affitti, tasse e spese vive, ma ha contestualmente generato una drastica riduzione dei margini, mettendo così a rischio il modello di business e la stessa sopravvivenza dei fashion store. Per questa peculiarità, la soglia di perdita di fatturato coerente per il dettaglio moda risulta, pertanto, del 20%”.

Resta indispensabile – conclude Federmoda – un contributo sulle eccedenze di magazzino, sotto forma di credito d’imposta del 30% delle rimanenze come pure è indifferibile anche un intervento sull’abbattimento del costo dei canoni di locazione”.

 Rispetto alle anticipazioni fin qui emerse dei contenuti del prossimo decreto “Sostegno”, Confcommercio ribadisce l’esigenza di “misure di ristoro adeguate e tempestive”. Quanto ai criteri, “resta confermata la necessità di un meccanismo che superi il sistema dei codici ATEC0, non introduca tetti rigidi di ricavi e faccia riferimento tanto alle perdite di fatturato annuo, valutandone con attenzione la misura percentuale da individuarsi come condizione di accesso, quanto ai costi fissi. Tutto ciò per rispondere in maniera equilibrata alle esigenze dei diversi settori e delle diverse dimensioni d’impresa, nonché del mondo delle professioni”.

Nel 2020, tra misure di contenimento della pandemia e conseguente crollo del turismo, il settore dell’agriturismo e del turismo rurale in Basilicata ha perso tra 3-3,5 milioni di euro (oltre 900 milioni di euro, a livello nazionale) con picchi negativi del 90%, nonostante la breve parentesi di ripresa estiva. Un fatturato che tiene conto anche della “spesa in campagna” con gli acquisti diretti degli utenti del pranzo o cena in una delle 120 strutture agrituristiche lucane. L’SOS di Turismo Verde, Agenzia Agrituristica della Cia-Agricoltori: “Non possiamo resistere ancora a lungo Il comparto deve riappropriarsi del proprio ruolo, quello di leva economica e sociale per la ripartenza delle aree interne del Paese”. Ecco perché servono nuove misure per “guardare al futuro con prospettiva e progettualità”.

In particolare, Turismo Verde-Cia chiede al governo che “i futuri decreti o Dpcm vengano varati con largo anticipo, in modo da permettere alle aziende di programmare in un qualche modo le attività imprenditoriali”, che “i contributi a fondo perduto siano adeguati e immediati, per la sopravvivenza delle imprese” e finalmente “parametrati sulla perdita di fatturato su base annua” e soprattutto che “gradualmente, i ristori perdano la connotazione di ‘sussidi’ per diventare veri e propri fondi per la ricostruzione”.

In una lettera inviata al ministro delle Politiche agricole Stefano Patuanelli, , si richiede poi “un intervento dedicato a sostegno di tutte le Fattorie didattiche presenti negli Albi regionali” che anche quest’anno non potranno svolgere attività con le scuole, oltre al “rinnovo della cambiale agraria per assicurare liquidità alle imprese danneggiate dal Covid in tempi rapidi”.

Altrettanto importante, per aiutare sia gli agriturismi che le famiglie italiane, “il ripristino del bonus vacanze, grande assente dell’ultima legge di bilancio, per il secondo semestre del 2021”. Così come “partendo dalle indicazioni del Cts che recepisce le richieste di differenziazione del rischio in base alle caratteristiche strutturali dei locali, bisogna consentire nelle zone gialle il servizio serale nelle sale di somministrazione -scrive ancora Turismo Verde- e di operare, almeno nelle ore diurne, alle attività di ristorazione localizzate nelle zone arancioni, le uniche attività a rimanere chiuse mentre tutte le imprese commerciali restano aperte”.

Infine, nella lettera al ministro, gli agriturismi associati a Cia chiedono la proroga del credito d’imposta per la sanificazione e l’acquisto di dispositivi di protezione fino al 31 dicembre 2021, nonché il ricorso agli ammortizzatori sociali per i lavoratori: “La più grossa sconfitta per noi è mandare a casa i nostri dipendenti”.

“Ora l’auspicio -conclude il presidente nazionale Giulio Sparascio- è che il settore agrituristico abbia l’attenzione che merita e trovi finalmente un adeguato riscontro nei prossimi provvedimenti che il Governo presenterà”.

 

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