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Cicala: “I liquidi del COVA vanno stoccati fuori regione”. Intanto nei prossimi giorni nuova ispezione dei tecnici Ispra

Nuovo sopralluogo al Centro Olio di Viggiano e intanto l’Arpab pubblica altri dati sulle acque sotterranee. Nei prossimi giorni, forse già nella settimana entrante, i tecnici dell’Ispra torneranno nell’impianto dell’Eni, fermo ormai da quasi due mesi dopo lo sversamento di oltre 400 tonnellate di greggio. Una nuova ispezione, la terza, che non ha l’obiettivo di trovare nuovi elementi, bensì quello di completare il lavoro dei primi due sopralluoghi.
E intanto l’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente ha pubblicato sul suo sito web i risultati di altri monitoraggi sulle falde idriche, svolti nel periodo dal 10 aprile al 3 maggio, nell’ambito della messa in sicurezza di emergenza sia all’interno che al di fuori del Centro Olio.
Nei punti (piezometri) presi in esame questa volta la contaminazione è minore. I dati, infatti, mostrano un quadro di valori complessivamente migliore rispetto alla situazione dei primi campionamenti fatti nel periodo tra il 9 e il 15 marzo.
Stando ai risultati dell’agenzia, solo ferro e manganese hanno fatto registrare valori sopra i limiti mentre per quanto riguarda gli idrocarburi non sono stati rilevati sforamenti, ad eccezione di un caso. Nelle prime analisi, invece, i risultati dei livelli di contaminazione erano stati molto più inquietanti. In particolare, nel piezometro Sest1 gli idrocarburi avevano fatto registrare un picco di 28 volte oltre il limite consentito dalla legge. Ora, in questi nuovi test, su punti diversi, solo uno dei piezometri ha fatto registrare sforamenti dei valori limite di idrocarburi totali (657 microgrammi litro contro un valore limite di 350). Spiccano, in particolare, i superamenti dei valori – limite previsti dalla legge per ferro e manganese.

E’ il piezometro Sest16, al di fuori del Cova, a presentare un valore elevato di ferro (14355 microgrammi per litro contro un valore limite di 200) e manganese (3243 microgrammi per litro contro un valore limite di 50). Nel caso del manganese i valori – limite vengono superati in quasi tutti i piezometri.
L’Arpab precisa, infine, che appena disponibili saranno pubblicati gli ulteriori esiti dei controlli. Intanto, sarebbero due i
depuratori mobili destinati al trattamento delle acque contaminate da idrocarburi per i quali l’Eni ha chiesto l’autorizzazione.
Il primo è stato già montato e giace nell’area che sovrasta il tubo di dreno sulla SS 598, nel territorio di Grumento Nova. Fatto arrivare dalla compagnia petrolifera lo scorso 20 aprile è, infatti, ancora fermo. Questioni di autorizzazioni
regionali, spiegano dall’Eni, chieste ma non ancora rilasciate.
Probabilmente, per le legittime perplessità espresse dai sindaci della zona sul corretto funzionamento del macchinario in presenza di elevate concentrazioni di inquinanti. Qualche chiarimento è stato fornito al sindaco di Viggiano, Amedeo Cicala, dai tecnici della società che lo hanno accompagnato, nei giorni scorsi, nel sopralluogo informale al sito dove è installato l’impianto. Innanzitutto ci sarà un periodo di prova di 20 giorni, per testare, attraverso le analisi delle acque, l’efficacia del macchinario e poi la richiesta dello stesso Cicala che i liquidi trattati non siano stoccati nel territorio della Val d’Agri ma fuori regione. Intanto, l’Eni sta pensando ad un altro depuratore mobile da installare proprio all’interno del Centro Olio, destinato sempre al processo di decontaminazione.

Pino Perciante – La Gazzetta del Mezzogiorno

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