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Cibo spazzatura: l’Oms chiede di intervenire per difendere i bambini dal marketing digitale

Contro il marketing del cibo spazzatura si è espressa l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms). L’organizzazione europea  che comprende 53 paesi, chiede a ciascuno Stato di adottare misure per ridurre l’esposizione di bambini e adolescenti a queste forme di promozione. I provvedimenti dovrebbero riguardare tutti i media, compresi quelli digitali, impedendo qualsiasi scappatoia normativa.

Secondo l’Oms, c’è la prova inequivocabile che l’obesità infantile è influenzata dalla pubblicità di alimenti e bevande. Le industrie dispongono di analisi molto raffinate sui comportamenti dei bambini e sulla loro esposizione al cibo spazzatura, mentre i ricercatori esterni al circuito sono esclusi da queste conoscenze. Anche i genitori sono per lo più inconsapevoli delle tecniche di persuasione a cui sono esposti i loro figli quando utilizzano i social media, i cellulari e le piattaforme digitali.

Bambini e adolescenti hanno diritto di utilizzare i media digitali, senza timore di essere influenzati nei consumi alimentari


Le normative che tutelano i bambini dalla pubblicità sono generalmente insufficienti, perché riguardano i mezzi di comunicazione pre-digitali e tendono a tutelare solo i più piccoli, tralasciando gli adolescenti. Inoltre, queste regole non affrontano i complessi aspetti della regolamentazione sovranazionale dei media globali. Secondo l’Oms i bambini hanno diritto di utilizzare i media digitali e  di veder protetta la loro salute e la  privacy, senza essere sfruttati attraverso un marketing coinvolgente, accattivante e divertente. In un rapporto intitolato Tackling food marketing to children in a digital world: trans-disciplinary perspectives, l’Oms Europa illustra alcune tecniche digitali utilizzate dall’industria alimentare. C’è la geolocalizzazione attraverso gli smartphone, in grado di indirizzare i giovani verso i negozi alimentari della zona, l’utilizzo  di catene di fast food nei giochi digitali, fino al ricorso a personaggi con  un grosso seguito,  come i video blogger della loro età, noti come “vloggers”.

FONTE ILFATTOALIMENTARE.IT

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