Cronache

CIA: a Potenza iniziativa su pratiche pascolo “tradizionale”

Si terrà nei prossimi giorni a Potenza un incontro con tutte le strutture regionali della Cia-Agricoltori interessate alle pratiche di pascolo “tradizionale”, condotte cioè in conformità alle consuetudini e usi locali (PLT). I problemi – secondo la Cia che ha inviato un documento al coordinatore degli assessori regionali all’Agricoltura Di Gioia e a tutti gli assessori regionali all’Agricoltura – nascono per una serie di norme e disposizioni varate dal 2014, che hanno creato un vera gabbia burocratica per il sistema amministrativo.

Nell’ambito della PAC – Politica Agricola Comune – 2014/2020 la definizione di prato ha subito un’evoluzione. Nello specifico, il Decreto ministeriale 6513 del 18 Novembre 2014, ha apportato alcune rilevanti novità nella gestione delle superfici a pascolo, in particolare per consentire l’uso di superfici boschive ha introdotto la possibilità per le Regioni di indicare con il codice 650 attribuito per singola particella, alle occupazioni del suolo dichiarate come Pratiche di pascolo riconosciute come uso o consuetudine locale, sinteticamente note come PLT – Pratiche Locali Tradizionali.

Il quadro normativo attinente alle PLT, prevede l’obbligo per le Regioni di comunicare  entro il 31 Ottobre di ogni anno, i dati particellari con le indicazioni delle PLT, per singola particella. Agea, attraverso il SIPA (Registro telematico dei pascoli), aggiorna entro il 30 Novembre dello stesso anno della comunicazione delle Regioni, con dati che impattano con la domanda unica dell’anno successivo. Questo obbligo quindi per le Regioni è scattato dal 2015 ed è tutt’ora attivo.

L’impatto del DM 1420, sulla gestione delle superfici pascolative – a parere della Cia – è stato devastante da un punto di vista applicativo e degli oneri burocratici sul sistema di relazione tra Regioni e AGEA. Nel 2015 e nel 2016, per consentire una messa in equilibrio del sistema le Regioni in proporzioni variabili da Regione a Regione hanno utilizzato dati storici, che hanno consentito di rendere utilizzabili, in qualche modo, le superfici pascolative dove il dato dichiarativo dell’allevatore esprimeva  una tara del 50% che rende ammissibile al pagamento.

Tutto ciò pone il concreto rischio che migliaia di aziende zootecniche vedano non pagate nel 2017 le loro superfici (titoli) e che AGEA, che ha accesso già, una anomalia sui fascicoli interessati da PLT non riscontrate, proceda  ad un recupero per il 2015 e 2016 con una danno enorme per gli equilibri economici di produzioni di grande importanza per la nostra agricoltura e zootecnia.

A parere della Cia, l’impostazione con cui il nostro Paese ha gestito questo settore produttivo, a partire dal DM 6513/2014 e le altre norme di modifica ed applicazione è un chiaro esempio di cattiva valutazione d’impatto e assoluta sottovalutazione del carico burocratico e tecnico che tali scelte hanno reso obbligatorio per il sistema delle Regioni e anche per la stessa AGEA.

Ovviamente il primo danno arrecato è stato quello inflitto agli allevatori che dal 2015 hanno subito riduzioni e mancati pagamenti che hanno spesso messo in ginocchio le nostre aziende più caratteristiche, quelle che presidiano con il proprio lavoro aree boschive e pascolative del nostro Paese, che sarebbero destinate ad un abbandono pericoloso per gli equilibri naturali e paesaggistici dei nostri territori.

Le contestazioni effettuate dai  Servizi della Commissione – sottolinea Luciano Sileo, della Cia Basilicata (Ufficio Zootecnia) – pongono l’esigenza di ripensare in maniera più ampia il nostro scenario di applicazione della PAC su questo settore. In primo luogo mettere tutto il peso politico e tecnico possibile sul concetto che una PLT, per  propria natura, non dovrebbe avere bisogno di una verifica di campo puntuale in quanto la valutazione che svolge la Regione si basa su una conoscenza delle prassi e delle attività di pascolo svolte dalle popolazioni locali nei decenni  se non nei secoli. Crediamo inoltre che – aggiunge  – le difficoltà trovate dalle Regioni nell’interpretare gli obblighi di comunicazione imposti da un DM 6513/14 e successive modifiche, Decreto, ricordiamo passato al vaglio anche dello Stato Regioni prima della sua approvazione, sia stato un vero passo falso del nostro Paese, in termini di applicazione della PAC con la sottovalutazione degli impatti tecnici e amministrativi, oltre alla difficoltà di applicazione delle norme. La gestione di queste attività va normata ma con scelte tecnicamente percorribili, burocraticamente sostenibili in termini economici e rese comprensibili dagli agricoltori.

Di qui la sollecitazione rivolta agli assessori regionali all’Agricoltura per trovare tutti gli strumenti che siano in grado di scongiurare un recupero economico sugli anni 2015 e 2016, che consentano una modifica radicale del modello operativo oggi in atto, con una semplificazione dei passaggi e degli adempimenti, con una valutazione delle PLT non annuale ma triennale e un aggiornamento del SIPA, sempre ogni tre anni. La creazione di una gruppo tecnico che dialoghi anche con Bruxelles trovando l’equilibrio e i possibili percorsi di mediazione e di soluzione del problema, potrebbe dare una maggiore stabilità ad un settore strategico per le nostre produzioni di qualità in campo zootecnico. In questo momento però il nostro Paese ha come priorità assoluta di garantire ai produttori zootecnici il pagamento delle PLT e il non recupero degli anni pregressi per evitare una disastrosa crisi del settore. Vogliamo ricordare che le aziende coinvolte sono migliaia e migliaia, praticamente quasi tutte le aziende zootecniche non di pianura.

Un esempio pratico per valutare l’impatto: Allevatore di Vacche Podoliche che da 10 anni è conduttore di 200 ettari di bosco su cui il pascolamento è Pratica Locale Tradizionale.

•    Sino al 2014 l’azienda si è vista riconoscere (e pagata) una superficie ammissibile di ettari 100. Cioè con l’applicazione di una tara del 50%. In diverse situazioni per le stesse superfici boscate è stata riconosciuta una ammissibilità con tara al 20% (quindi, nell’esempio, pagabili 160 ettari!). Ipotizzando un valore medio pari a 300,00 euro per titolo con superficie ammissibile, sino all’anno 2014 l’agricoltore avrebbe ricevuto –nell’ipotesi peggiore (tara 50%)  un importo dell’aiuto pari ad euro 30.000,00.

•    Nel 2015 l’allevatore si presenta con la stessa superficie a bosco con PLT (200 ettari) e gli viene riconosciuta una superficie ammissibile pari a 100 ettari. Pertanto gli vengono riconosciuti n° 100 titoli PAC (tara 50%), che gli vengono regolarmente pagati per il 2015 e 2016, con un valore complessivo – sulla base delle nuove regole – di euro 26.000,00 ( n. 100 titoli X 260 euro).

•    Per l’anno 2017, l’allevatore presenta regolare domanda per le identiche superfici e con strabiliante sorpresa a ottobre 2017, a seguito dell’Audit della Commissione UE ad AGEA, “miracolosamente” sulle particelle appare l’anomalia PLT-02 e la superficie ammissibile viene portata a 60 ettari!

La conseguenza è che i titoli pagabili non sono più 100 ma 60, che (per un valore di 260,00 euro) determinano un pagamento 2017 di euro 15.600, con una perdita netta di euro 10.400,00! E per gli anni 2015 e 2016 gli verrà recuperato lo stesso importo (per complessivi 20.800,00 euro).

 

 

 

 

 

 

 

 

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