Petrolio in Val d'Agri e Valle del SauroPrimo Piano

Cesare Marte, sindaco di Sarconi: Siamo sempre cittadini di serie B

“Eravamo certi di interpretare il pensiero e le rivendicazioni di tanti abitanti della Valle, la voce del popolo insomma. Ma ad oggi non abbiamo registrato sostanziali cambiamenti”.

Cesare Marie, primo cittadino di Sarconi, ritorna sulle questioni “calde” ancora non risolte nel  comprensorio del cratere petrolifero. Due anni fa insieme ad altri cinque sindaci dei comuni dell’Alta Val d’Agri, la protesta con minaccia di dimissioni. Un lasso di tempo che per il Sindaco non ha prodotto nessun sostanziale cambiamento,  anzi  “il sistema royalties così come è strutturato – solleva – ha creato differenze enormi tra gli enti e di conseguenza condizioni di vita diverse tra le comunità che vivono in Vai d’Agri”. Insomma ” in uno spazio territoriale così circoscritto, ci siano cittadini di serie A e cittadini di serie B”.

 Sindaco, ad oggi cosa è cambiato in Val d Agri?

Avevamo posto sul tavolo problemi gravi quanto evidenti, relative alla sicurezza ambientale e sanità pubblica , questioni di carattere occupazionale e anche di giustizia sociale, legate queste ultime alle diverse possibilità che persone che vivono nello stesso territorio e che condividono la presenza del Cova dovrebbero avere quantomeno in termini di servizi pubblici essenziali, e che invece non hanno. Lo abbiamo prima detto, poi ridetto alla fine siamo stati costretti ad urlarlo, solidarietà e comprensione a parole da parte di tutti i livelli istituzionali, ma nei fatti non mi sembra di registrare sostanziali cambiamenti per il cittadino comune. Anzi qualche cambiamento lo registro: L’Eni in Val d’Agri ha proseguito,  intensificando l’attività estrattiva (V linea).

Le richieste e soprattutto le emergenze che allora avevate manifestate, sono state accolte?

Per l’abitante comune della Valle non è successo nulla prima ed è successo poco, anche dopo le dimissioni dei sei sindaci. In questo senso viviamo una situazione paradossale, che è data dal fatto che se da un lato le richieste erano e sono ritenute legittime, dall’altro non si intravedono risultati concreti e anche per quelle iniziative, già definite da tempo, tutto sembra lento e farraginoso (vedi vicenda bonus Gas). Una sorta di chimera.

Più di qualcuno ha parlato di “sceneggiata” degli amministratori, solo per ricevere un “contentino” a livello politico.

Al di là delle tante considerazioni che si fanno in merito a quell’episodio, a me piace pensare che quello delle dimissioni dei sindaci sia stato un gesto forte di condanna nei confronti di un sistema che negli anni non ha saputo (o voluto) dare delle risposte adeguate alle istanze e alle preoccupazioni legittime dei cittadini della Valle. Ad esempio, come spiegare ai cittadini di quelle comunità che vivono nello stesso spazio geografico e tutte a ridosso del Cova, le diverse capacità di spesa da parte dei comuni di residenza? e come spiegare che quelle entrate incidono , tra l’altro, sulla qualità e sul costo dei servizi essenziali erogati dai comuni? Il sistema royalties così come è strutturato ha creato differenze enormi tra gli enti e di conseguenza condizioni di vita diverse tra le comunità che vivono nel comprensorio valdagrino. Se da una parte le amministrazioni dei comuni della Valle vengono invitate tutte al Tavolo della Trasparenza, che è un primo riconoscimento istituzionale del disagio collettivo che si vive in questo territorio dall’altro, ad oggi, nessuna contromisura o forma di bilanciamento è stata presa per colmare queste differenze. Colgo l’occasione per invitare il presidente Pittella ad ascoltarci su queste questioni, consapevole che il buon clima di collaborazione che si è instaurato tra le amministrazioni valligiane, possa contribuire non poco a dare una soluzione a quella che ritengo una grave forma di ingiustizia sociale. Di certo è, che la politica regionale non può ancora giustificare che, in uno spazio territoriale rosi circoscritto,  ci siano cittadini di serie A e cittadini di serie B.

Circa una settimana fa alcuni lavoratori dalla Sudelettra hanno presidiato i cancelli della ditta per la preoccupazione dei livelli occupazionali.

In questi anni è innegabile che la presenza dell’indotto petrolifero abbia determinato un importante sbocco lavorativo per tanti lucani. E’ pur vero però che molte di queste assunzioni sono a tempo determinato; inoltre questa opportunità, paradossalmente, potrebbe rivelarsi un boomerang, in quanto ha deerminato un allontanamento da quelle attività tradizionali che, in qualche caso, sono anche custodi della identità culturale del nostro territorio.

Angela pepe

FONTE: IL QUOTIDIANO DELLA BASILICATA

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