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Caccia ai custodi dei misteri di Griffa

L’ingegnere, prima di morire, indicò a chi aveva dato notizie «in caso succeda qualcosa»

Caccia ai custodi dei segreti di Gianluca Griffa. Ci sarebbero alcune persone a cui l’ingegnere responsabile del Centro Trattamento Olio di Viggiano avrebbe affidato i suoi pensieri, le sue convinzioni, i suoi timori su quello che avveniva all’interno dell’impianto e sulle responsabilità che potevano cadere sulle sue spalle. Nomi di persone che sarebbe stato lo stesso ingegnere a fare nelle sue carte con un affermazione del tipo «se mi succede qualcosa chiedete una copia dei documenti a….» e che apre un importante spaccato per provare a chiarire quel giallo di una persona che, nel 2013, denunciava quei problemi di funzionamento dell’impianto e di tenuta dei serbatoi che, stando alle cronache, si sarebbero verificati solo negli anni a venire. Mentre ancora al quarto piano del Palazzo di Giustizia di Potenza il procuratore Francesco Basentini e il sostituto Laura Triassi attendono il trasferimento di quel fascicolo sulla morte dell’ingegnere (classificata come suicidio) nato ad Alba e poi, dopo la soppressione di quel Tribunale, trasferito ad Asti come il Pm che ne ha la titolarità, il sostituto procuratore Laura Deodato, iniziano ad arrivare alla spicciolata prime e non trascurabili notizie.

INDAGINI SULLA MORTE -Le indagini fatte in Piemonte sulla morte dell’ingegnere avrebbero incluso l’autopsia. Il medico legale incaricato dal Pm di esaminare il corpo avrebbe giudicato le lesioni che hanno determinato il decesso compatibili con l’ipotesi di un suicidio. Un elemento determinante per mandare le carte in archivio. Ed è facile che in questo quadro, anche i racconti fatti nel memoriale circa una realtà distante mille chilometri (e per questo poco conosciuti), siano stati valutati alla luce dello stato d’animo di una persona che di lì a poco avrebbe fatto un gesto estremo.

I SEGRETI E I DOCUMENTI – Quei racconti, però, potrebbero essere importanti per i Pm lucani che ben conoscono la realtà di Viggiano. E, a quanto già si sa, l’ingegnere avrebbe indicato alcune persone a cui avrebbe lasciato le sue rivelazioni. E a questo punto diventa importante capire se si tratta solo dello stesso memoriale già trovato e trascritto dai carabinieri di Alba in un’informativa in cui si parla di «ipotesi di reato» sulle vicende lucane o se ci sia altro per chiarire ulteriormente la vicenda. Se, cioè, le persone indicate abbiano ricevuto altro oltre la lettera, magari qualche racconto orale, qualche documento, o magari quegli sviluppi della convocazione ricevuta negli uffici Eni di Milano per il 22 luglio 2013, 4 giorni prima di morire: aveva ricevuto informazioni che avevano dipanato i suoi dubbi o no?

MEMORIE NON SOLO UMANE – Qualcuno, coi suoi ricordi, potrebbe dare una svolta al giallo. Ma ci sono anche memorie informatiche che potrebbero portare allo stesso risultato. Si tratta di alcuni supporti Usb e un tablet di Griffa inizialmente sequestrati ad Asti e poi restituiti alla famiglia con gli altri effetti personali. Elementi che non avrebbero lasciato tracce nel fascicolo di indagine piemontese nel quale i Pm cercavano lumi solo sulla morte dell’ingegnere ma che, a questo punto, potrebbero offrire elementi di interesse di chi indaga su ipotesi di inquinamento. Potrebbero contenere documenti o appunti, visibili o cancellati ma comunque recuperabili. Sempre che la famiglia abbia deciso di conservarli nello stato in cui erano, senza buttarli, cederli o utilizzarli.

FONTE: GIOVANNI RIVELLI – LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO

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