Bolognetti: Oltre il Covid-19. Lo stato di salute della sanità pubblica e della Costituzione. Quale art. 32?

La domanda che dovremmo porci tutti al di là dell’emergenza sanitaria in corso è la seguente: qual è il reale stato di salute della nostra sanità pubblica della quale tanto ci vantiamo?

E ancora, il personale medico e infermieristico è messo nelle condizioni di svolgere al meglio il proprio lavoro?

Cosa ne è stato dell’art. 32 della Costituzione?

Una cosa è certa: l’emergenza Covid ha fatto esplodere i limiti e i disastri compiuti negli anni passati, quando tagli indiscriminati hanno privato intere aree del Mezzogiorno, per dirne una, di adeguati presidi sanitari.

Tagli fatti sulla carta senza tenere in alcuna considerazione, aggiungo, le caratteristiche orografiche dei territori o il fatto che un ospedale potesse essere al servizio di aree interne già fin troppo penalizzate. Le aree interne di cui parla Manlio Rossi Doria nel suo “La terra dell’osso”. Aree in cui, a mo’ di battuta, verrebbe da dire non manca solo la polpa ma anche l’osso.

Tagli, tagli e ancora tagli. Tagli che ci hanno precipitato, tra l’altro, agli ultimi posti in Europa per ciò che concerne il numero di posti letto disponibili ogni mille abitanti. Tradotto, se in media nei paesi dell’Unione Europea abbiamo 5 posti letto ogni mille abitanti, nel nostro paese il rapporto precipita a circa 3.

Fatta questa sintetica fotografia, occorre, ora, provare a sottolineare la patente violazione del DM 70/2015 (Regolamento recante definizione degli standard qualitativi, strutturali e tecnologici e quantitativi relativi all’assistenza ospedaliera) da parte della quasi totalità delle regioni del nostro bel paese.

Nell’art. 1 comma 2 del sopra citato decreto è dato leggere quanto segue:  “Le regioni provvedono, entro tre mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto, ad adottare il provvedimento generale di programmazione di riduzione della dotazione dei posti letto ospedalieri accreditati ed effettivamente a carico del Servizio sanitario regionale, ad un livello non superiore a 3,7 posti letto (p.l.) per mille abitanti, comprensivi di 0,7 posti letto per mille abitanti per la riabilitazione e la lungodegenza postacuzie”.

Nel 2017, in base agli ultimi dati messi a disposizione dal Ministero della salute, il numero di posti letto per la riabilitazione e la lungodegenza postacuzie disponibile era, in ben 13 regioni italiane su 20, inferiore allo 0,7 di cui parla il sopra citato DM.

Tradotto, non solo lo standard previsto dal DM 75/2015 è il “più basso d’Europa”, come sottolineato da Fabio Florianello e Rossana Carron entrami di Assomed, ma in buona parte delle regioni italiane non si è nemmeno rispettato quello 0,7.

Nel febbraio 2019, i sopracitati membri di Assomed, parlando dalle pagine del Quotidiano Sanità della situazione creata dal picco influenzale, così descrivevano la situazione venutasi a creare i molti ospedali d’Italia: “La carenza di posti letto in questi giorni di picco influenzale accentua ancora di più la gravità della situazione per la sospensione degli interventi chirurgici programmati e per riservare di necessità i posti letto ai ricoveri urgenti. Con tutti i disservizi e le disfunzioni legate ai ricoveri in aree specialistiche inappropriate”.

Verrebbe quasi da ridere se la cosa non avesse un nesso evidente con l’emergenza in corso e con la nostra capacità di risposta alla stessa. Verrebbe da ridere se oggi non leggessimo di medici mandati sul fronte russo con gli stivali di cartone.

Una violazione, quella del DM 75/2015, che conferma e rafforza il concetto di un Paese incapace, troppo spesso, di rispettare la sua propria legalità.

Ci facciamo tante domande in queste ore drammatiche e convulse. Ci chiediamo, ad esempio, perché va ko l’ospedale di Brindisi; perché la catena di comando nella gestione di questa emergenza abbia fatto emergere falle a volte impressionanti; perché c’è gente che è stata soccorsa in punto di morte. E ancora: perché si fanno tamponi ai medici solo poche ore fa e dopo che l’intero reparto di un ospedale è finito gambe all’aria. E magari ci si potrebbe chiedere perché si arrestano giornalisti e si imbavagliano medici o perché l’Oms sia stata così timida con la Cina, oppure farsi una domanda sull’assoluta assenza di strategia comune da parte dell’Europa. O chiedersi cosa sia accaduto a Bergamo e nelle patrie galere del Bel Paese abbandonate da questo Stato.

Lo sciopero della fame continua e prosegue ad oltranza. E’ necessario continuare ad alimentare questo nostro Satyagraha (insistenza per la verità) anche con la fame.

Del resto, se non sbaglio, abbiamo detto per la democrazia, i diritti umani, la Giustizia, la Costituzione e l’art. 32 del dettato costituzionale che parla proprio di diritto alla salute.

La verità è che non solo hanno proceduto a tagli e ridimensionamenti indiscriminati, ma spesso questi tagli non sono stati nemmeno accompagnati da una efficiente assistenza extra ospedaliera. Tagli e basta, e risparmi sulla pelle degli italiani brava gente.

Una volta di più verrebbe da ripetere con Marco Pannella che la strage di diritto e di legalità ha sempre per corollario, nella storia, la strage di popoli.

 

Di Maurizio Bolognetti, Segretario di Radicali Lucani e membro del Consiglio generale del Partito Radicale(in sciopero della fame dalle ore 23.59 del 22 marzo).

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