Petrolio in Val d'Agri e Valle del SauroPrimo Piano

Approvato il Piano per la transizione energetica (PiTESAI). Possibili nuove estrazioni di gas in Basilicata


Dopo anni di polemiche e passi indietro, il governo italiano è in grado di tracciare su carta uno dei tesori più importanti del sottosuolo. La mappa pubblicata dal ministero della Transizione ecologica si chiama PiTESAI e in più di 200 pagine individua i punti del territorio nazionale in cui sarà possibile avviare la ricerca e la coltivazione di idrocarburi. Giacimenti di gas sono stati mappati nell’ambito del Piano per la transizione energetica sostenibile delle aree idonee, contenuto nel decreto firmato dal ministro Roberto Cingolani poche ore fa, sospendendo di fatto la moratoria del 2019. Un progetto nato sotto il governo Conte I e che allora partì con l’obiettivo di inserire solo vincoli alla ricerca di idrocarburi. Il passo ulteriore spiegato da Cingolani riguarda invece la messa a punto di regole generali molto più rigide, criteri per la difesa dell’ambiente e per la protezione di aree naturali dove non sarà possibile fare attività di ricerca. Nessun nuovo via libera alle trivelle insomma, con l’esclusione delle aree totalmente improduttive e la riduzione dei territori interessati proprio alle trivellazioni. Tra i vincoli principali anche il via libera a ricercare solo giacimenti di gas e non di petrolio, su terraferma e in mare.

Secondo il piano Pitesai saranno innanzitutto prese in considerazione solo le richieste arrivate dopo il 2010. Quelle precedenti sono ritenute non più compatibili con le regole dell’impatto ambientale. Per quanto riguarda la terra ferma l’area coinvolta dal Piano sarà pari al 42,5% del territorio nazionale. Quindici in tutto le regioni d’Italia interessate: Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Lazio, Lombardia, Marche, Molise, Piemonte, Puglia, Sicilia, Toscana e Veneto. Potrebbero poi sbloccarsi una cinquantina di permessi di ricerca per quasi 12mila chilometri quadrati di territorio in Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Emilia-Romagna, Lombardia, Molise e Puglia. Altri permessi di ricerca per 14mila chilometri quadrati potrebbero coinvolgere Piemonte, Sicilia, Veneto e Marche. Per l’area marina invece si parla di una percentuale dell’11,5% delle zone aperte, e cioè quelle dove è concessa la ricerca e la coltivazione di idrocarburi. Si tratterà delle zone del Canale di Sicilia, le coste dell’Adriatico fra le Marche e l’Abruzzo, le coste di fronte alla Puglia, il golfo di Taranto e le coste di Venezia.

Un piano che arriva da lontano ma che ad oggi deve fare i conti con lo scoppio di una crisi energetica mondiale. Da qui l’idea del governo di raddoppiare l’estrazione dai giacimenti nazionali passando da 3 a 6 miliardi di metri cubi all’anno. La possibilità invece di modificare il Piano appena approvato sembra essere esclusa dal ministero della Transizione ecologica. L’ipotesi più realistica attualmente presa in considerazione per raddoppiare l’estrazione di metano è quella di aumentare la produzione dei giacimenti già attivi. Nel bel mezzo di una grossa crisi il decreto potrebbe avere l’effetto di accelerare le trivellazioni e intensificare le estrazioni. A prendere in considerazione il difficile momento è lo stesso ministero che nel provvedimento sottolinea come nel 2020 la produzione di gas naturale sia calata dell’11,36% rispetto all’anno precedente mentre c’è stata un incremento della produzione di olio greggio del 26,13%.

Approvazione del PiTESAI, Ass. Rosa: “non ci saranno nuove estrazioni di petrolio oltre le concessioni già esistenti”

Il commento della UIL: “In attesa di conoscere in dettaglio i contenuti dell’atteso PiTESAI (Piano per la transizione energetica sostenibile delle aree idonee) che il Ministero della Transizione ecologica ha pubblicato, specie per quanto prevede in Basilicata, registriamo una svolta nelle autorizzazioni per nuove trivelle. Intanto si pone fine alla moratoria fino ad oggi in vigore. Ciò significa la possibilità di nuove autorizzazioni all’estrazione in primo luogo di gas nel sottosuolo nazionale e quindi regionale, miglioramento delle attività estrattive esistenti, investimenti di livello nel settore. Il Governo intende dunque procedere in direzione di un aumento consistente della produzione del gas per dipendere meno dalle forniture estere. Un obiettivo che specie in questa fase di forti rincari dei costi energetici per famiglie ed imprese è condivisibile, salvo a verificarne le modalità e gli strumenti. Occorre anche liberare la burocrazia che blocca i molti lavori da compiere. Dopo il via libero al PiTESAI credo sia d’obbligo da parte della Giunta Regionale accogliere la nostra proposta di indizione degli Stati Generali dell’Energia e l’apertura di un tavolo con il Governo sui piani e le misure di Transizione Energetica chiamando al confronto i grandi player che operano in Basilicata. La nostra bussola è orientata a garantire il passaggio verso un nuovo modello di sviluppo sostenibile. Il nuovo corso della relazione tra attività estrattiva e Basilicata non può che essere ancorato a quattro pilastri tematici fortemente interconnessi: ambiente, sicurezza, lavoro, investimenti. Negli anni, il piano di questa relazione si è via via inclinato rispetto agli effetti dell’attività estrattiva su ciascuno di questi temi, ed è necessariamente da questi aspetti che occorre tornare a discutere per giungere a una nuova fase e a un nuovo patto che , uscendo dalla dimensione locale, guardi alla dimensione regionale dello sviluppo da un lato e degli impatti dall’altro“.

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