Politica

Appennino Lucano: dieci anni di Parco

Sono trascorsi dieci anni dal Dpr dell’8 dicembre 2007 che istituiva il Parco nazionale dell’Appennino lucano Val d’Agri Lagonegrese.
La nuova area protetta era apparsa agli occhi di tutti quasi come una scommessa per tenere a bada il petrolio e garantire salvaguardia e rilancio della biodiversitá, ma anche occasioni vere di sviluppo,  in un clima non proprio tranquillo. Nasceva in alternativa al Delta del Po, diventato  parco regionale.
Domenico Totaro, ingegnere di Senise, aveva subito ottenuto l’incarico di presiedere la neonata struttura ma immediatamente erano divampate le polemiche. Feroci. Roventi. Alle quali Totaro cercò di rispondere avvalendosi di un sistema di comunicazione efficace e in grado soprattutto di sbarrare il passo a polemiche inutili e di isolare il chiacchiericcio. Addirittura c’era finanche l’ipotesi del ricorso alla magistratura per il commissariamento che, tra l’altro, si scontrava con le aspettative di chi aveva voluto il Parco nazionale dell’Appennino lucano pensando a una diversa gestione. Soprattutto per quanto riguardava il nome del Presidente. Si, la questione del nome agitava e rendeva turbolente le notti insonni di diverse persone. Una in particolare. Incredibile! Altro che avere a cuore il destino di un’area di grande valenza ambientale . Nel cuore di qualcuno c’era soltanto l’attaccamento al proprio destino. Quello personale. Per ragioni politiche, ma non solo.
La direzione del Parco fu affidata a Vincenzo Fogliano, architetto, attuale direttore. Uomo pacato e in grado di valutare al millesimo ogni azione, ogni iniziativa. Ogni parola. Finanche le ragioni di un incontro o di un contatto con questa o quella persona. Una meticolositá certosina, la sua.

All’inizio Totaro minacciava azioni plateali contro il petrolio, presente  con le trivelle all’interno del perimetro del Parco. Anzi, in pieno parco. Poi l’idea di quell’azione forte si è andata affievolendo. O, meglio, è rimasta nelle buone intenzioni, ampiamente sottolineata da una rivista online (pubblicata dal Parco a costi irrisori) che si sarebbe  potuta rivelare il fiore all’occhiello dell’Appennino, ma osteggiata per vari motivi. Problemi di scelta degli argomenti, necessitá di garantire un adeguato livello di pluralismo delle idee, impostazioni non sempre condivise a livello di vertici.  Pochi numeri della Rivista videro, infatti,  la luce in un clima di incertezza e di grande confusione. Anche qui beghe interne e rancori personali dominarono la scena. Si attende ancora l’uscita di un monografico dopo anni di silenzio!  Eppure la comunicazione ha il suo valore, se intesa in una dinamica di ampio respiro, ben oltre la vicenda locale. Perchè affrontare determinati argomenti quando poi risultava conveniente tenere tutto il fardello ben chiuso tra le mura domestiche? Ragionamento miope, ovvio: dura realtá, ma pur sempre realtá.

In questi anni il Parco nazionale dell’Appennino lucano è passato attraverso una serie di vicissitudini. Bandi, concorsi espletati, un forte alternarsi di personale con pochi nomi stabili. E molti, davvero tanti i ricambi con volti nuovi. Poi una miriade di eventi che hanno inteso rappresentare il dinamismo dell’area protetta mentre sono sotto gli occhi di tutti le tonnellate di petrolio finite nei terreni circostanti il Centro olio, cosa che ha costretto la Regione Basilicata a bloccare nei mesi scorsi il funzionamento dell’enorme “cavallo di Troia”, il Cova appunto, monitorato a vista mentre crescevano le preoccupazioni di alcuni sindaci per il considerevole sversamento di greggio e i danni all’ambiente.
Intanto, nel mese di luglio 2017 il Presidente Totaro viene bloccato senza alcuna possibilitá di proroga. Bruscamente disarcionato senza una spiegazione. Il Ministero non lo vuole, si sente dire da alcune persone informate sui fatti. Tante le ipotesi sui possibili candidati alla successione, ma una sembra farsi largo più delle altre, quella di Vincenzo Taddei, ex parlamentare lucano, particolarmente interessato all’incarico e quanto mai intenzionato a far valere la sua aspirazione e a dar prova di una vera attitudine al governo dell’area protetta.
In questi giorni il direttore Fogliano mi ha consegnato una intervista sull’argomento clou: il piano del Parco, indispensabile strumento per il governo dell’area, a quanto pare in dirittura d’arrivo. Uno strumento insostituibile per fare del Parco un parco non solo sulla carta.

“Il Piano vuole innescare nuove economie – precisa tra l’altro Fogliano – stimolando le future generazioni a fare impresa anche nel settore turistico, ricettivo e agroalimentare, riscoprendo ad esempio produzioni di nicchia, capaci di rispondere a necessitá basilari di formazione del reddito a fronte della crescente precarizzazione del lavoro.”
Il Piano strumento di gestione. Ma la natura va in ogni caso collocata al primo punto in una graduatoria che considera la biodiversitá (flora e fauna) elemento trainante per il futuro dell’Appennino lucano, area di rilievo nazionale, sará utile ricordarlo, nel momento in cui l’ambiente diventa punto di forza di quello spazio di cui Matera rappresenta l’asse portante in campo europeo. Una nuova cultura del territorio e dell’ambiente come ricorda più volte Francesco Pietrantuono, responsabile dell’ambiente in Regione.
Anzitutto la natura, dunque. È il punto di vista di Vittorio Triunfo, oggi facente funzioni di presidente. Impresa non facile, senza dubbio, per le mille difficoltá passate e presenti.
Cosa significa tutelare, proteggere, valorizzare le risorse naturali del Parco?
“Vuol dire in primo luogo dedicare una struttura a questo obiettivo, con personale qualificato, oserei dire con specialisti della materia.”

Mi sembra che lei voglia sottolineare un’esigenza primaria e far risaltare al tempo stesso una carenza.
“Il Parco nazionale dell’Appennino deve essere parco a tutti gli effetti con il suo enorme patrimonio di storia, cultura, religiositá e architettura che non può essere ignorato.
Convegni, incontri, simposi e altro ancora non sono l’essenza del Parco. Per quanto mi riguarda mi batterò con tutte le mie forze perchè gli obiettivi indicati si traducano in realtá, con una ricaduta positiva sul territorio e sull’occupazione, aspetto non secondario.”
Archiviato il decennale dell’Appennino, ora si guarda avanti.

ROCCO DE ROSA

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