Società e Cultura

Amarezza ed orgoglio i sentimenti dei lucani all’estero per il Primo Maggio


Amarezza per il lavoro che a casa nostra non c’è o non è quello che abbiamo desiderato ed orgoglio per quello che facciamo all’estero a favore del “made in Basilicata” ed in generale del “made in Italy”: sono i sentimenti diffusi tra le comunità di lucani all’estero che soprattutto il Primo Maggio hanno significati particolari. La Festa del Lavoro vissuta da noi in Romania è tutt’altra cosa dell’evento che si celebra in Italia. Quest’anno il ponte lungo ha favorito i viaggi di italiani in Romania per rincontrare parenti ed amici e viceversa ma comunque per chi è rimasto a Bucarest i sentimenti sono misti tra nostalgia e consapevolezza di svolgere un ruolo importante anche per le comunità locali della regione. Sappiamo bene che il fenomeno degli italiani migranti ha caratteristiche e motivazioni diverse rispetto al passato.  Riguarda fasce d’età e categorie sociali differenti. Dall’identikit disegnato dal Censis nell’ultimo rapporto emerge che nella valigia, gli italiani che vanno all’estero, mettono quasi sempre un titolo di studio universitario: nell’89,5% dei casi ha una ‘laurea e oltre‘. Inoltre la maggior parte riesce a farne buon uso. Infatti l’89% ritiene il tipo di contratto di lavoro adeguato al titolo di studio; inoltre il tipo di impiego svolto, nel 72,2% dei casi, è permanente. Secondo i dati dell’Anagrafe italiani residente all’estero, aggiornati al primo gennaio 2016, gli iscritti all’Aire sono 4.811.163 pari al 7,9% della popolazione residente in Italia. Oltre la metà degli emigrati, pari a 2,5 milioni, risiede in Europa (53,8%), mentre più di 1,9 milioni vive in America (40,6%). La provenienza dei migranti made in Italy, nella metà dei casi (50,3%), è il Mezzogiorno.

Esaminando i dati Istat sull’evoluzione degli espatri nel periodo 2005-2014 emerge che si è passati da 41.991 unità a 88.859 unità, con un incremento del 111,6%. Nello stesso periodo i rimpatri sono diminuiti del 21,6% passando da 37.326 del 2005 a 29.271 del 2014. Il saldo, cioè la differenza tra chi parte e chi torna, era negativo per 4.665 unità nel 2004 ed è arrivato a -59.588 unità nel 2014, con un incremento del 1.177,3%. Analizzando i dati raccolti si arriva alla conclusione che l’incremento degli italiani emigrati non è dato solo dall’aumento delle persone che partono, ma anche dalla riduzione di quelle che tornano.  I flussi tuttavia non si sono fermati e, talvolta, rappresentano un segno di impoverimento piuttosto che una libera scelta ispirata alla circolazione dei saperi e delle esperienze. I giovani, però – lo ha detto anche il Presidente della Repubblica Mattarella – devono poter tornare. E il compito che svolgiamo nei Balcani (oltre che in Romania, in Serbia, Ungheria, Repubblica Ceca) e in Germania è quello di intercettare questi nuovi emigrati: sono almeno 55mila gli under 40 che nel 2015 hanno lasciato l’Italia e trasferito la propria residenza all’estero, chi per cercare fortuna, chi per inseguire un lavoro, una passione o una nuova carriera. Immigrati, expat, foreign professionists con meno di 40 anni rappresentano la metà circa del totale dei trasferimenti di residenza che gli italiani hanno registrato . Per i giovani, si tratta in pratica di 3,3 trasferiti all’estero ogni mille under 40, in aumento del 34,3%. Rispetto al passato, si tratta di una emigrazione più limitata nel tempo e di qualità almeno per quanto riguarda le partenze dalle metropoli del Nord. Spesso si tratta di giovani mandati all’estero dalle famiglie (imprenditori o professionisti della media borghesia settentrionale) per studiare o comunque acquisire conoscenze, competenze e know-how da riversare poi, una volta rientrati in Italia, nelle attività professionali familiari o personali. È un fenomeno, a cui stiamo assistendo ormai da qualche anno.  Noi puntiamo a farli diventare moderni imprenditori, liberi professionisti, ambasciatori del “made in Italy” con un collegamento costante tra i Paesi di lavoro e l’Italia, una sorta di “pendolari” del lavoro all’estero. E soprattutto con le attività di Palazzo Italia facciamo di tutto per ricreare un’atmosfera di casa, a cominciare dal cibo con il ristorante “Origini Lucane” dove è stato ricostruito uno dei 131 centri storici lucani, che per la festività attende sempre più numerosi italiani e rumeni, agli eventi di cultura e spettacolo, alla musica, agli incontri sociali , di religiosità popolare e di solidarietà.

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