Petrolio in Val d'Agri

Alfredo Cestari su raddoppio delle royalties petrolifere



Ho letto un interessante articolo sul Sole 24 Ore riguardante il raddoppio delle royalties che le società petrolifere hanno versato sulla produzione nazionale di idrocarburi del 2017 nel 2019 per poi triplicare per il 2020, “dagli attuali 136 milioni di euro a 251 milioni, per arrivare a 405 milioni di euro trainati dall’aumento delle estrazioni e dal prezzo del greggio, fino a sfiorare nel triennio gli 800 milioni di euro.”
I maggiori benefici, in termini di royalties (il 250% in più) andrebbero alla Basilicata, che contribuisce con oltre l’80% alla produzione nazionale di idrocarburi.

Tutto questo puo’ rappresentare una grande opportunità per l’economia e lo sviluppo della regione, tanto che Uil e Cnel  parlano di isituire un “Fondo sovrano regionale con le royalty del petrolio sul modello norvegese e dell’Alberta Heritage Savings Trust Fund: per ogni euro depositato nel Fondo si possono creare circa 1,7 euro di redditi da investimenti per lo sviluppo.”


Putroppo si rischia di non fare buon uso delle risorse a disposizione, i sei Comuni della Valle del petrolio (17.700 abitanti), della cosiddetta “Valle del Petrolio” hanno beneficiato in tutto di “260 milioni, divisi in mille rivoli di spesa tra marciapiedi da rifare, grandi star, feste, sagre, bonus energia e sussidi vari ai cittadini senza una vera idea di sviluppo e senza riuscire a drenare lo spopolamento.”

Questo discorso vale oltre che per i proventi del petrolio, caso in effetti piuttosto raro in Italia, per l’utilizzo improprio dei fondi messi a disposizione dalla Ue. Serve a poco avere grandi risorse finanziarie a disposizione se non si riesce a impiegarle nel modo corretto e costruttivo.

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