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Abbasso l’acqua che rovina(va) i ponti, perfino quella pura delle fonti. Spettacolo teatrale itinerante lungo le vie urbane di Corleto Perticara, per celebrare una risorsa sempre più preziosa.

Per ripristinare il livello dei serbatoi, l’erogazione idrica sarà sospesa dalle 22:30 del 10/08/2025 alle 07:00 del 11/08/2025. Intero centro abitato. È il messaggio più letto e più terrificante delle ultime settimane in questa landa dell’entroterra Lucano. Verrebbe da dire, per sorridere, “ma quanta acqua si bevono ‘sti cittadini, che ogni giorno svuotano il serbatoio?” Purtroppo è l’amaro quotidiano che lentamente sta cambiando le abitudini di una intera generazione. Aristotele (sempre lui) rivolse la sua attenzione, tra gli altri, ad un problema con connotazioni etiche che avrebbe continuato ad impegnare gli economisti: perché alcune tra le cose più utili sono sul mercato le meno pregiate, mentre alcune tra le più inutili hanno un prezzo più elevato? Dilemma che ha continuato ad agitare gli intelletti degli economisti nei secoli a seguire, i quali si affannavano intorno alla ragione della differenza tra valore d’uso e valore di scambio, ossia intorno al fatto che il pane e l’acqua potabile sono utili e relativamente a buon mercato, mentre le sete e i diamanti sono molto meno utili e decisamente più costosi. C’è, in questo, sicuramente qualcosa di eticamente perverso, ma nel corso dei secoli gli intellettuali dell’economia riuscirono a dare una spiegazione plausibile salutata come un progresso di prim’ordine. È  dunque la scarsità che da valore alle cose, ma trattandosi di acqua la scarsità non solo ne accresce il valore ma genera preoccupazioni per le popolazioni.

L’acqua, il bene e la fonte primaria della vita, l’elemento la cui presenza segna l’esistenza o meno della vita; c’è acqua su Marte? Se c’è o se ci sono segnali che ci sia stata allora c’è o c’è stata in passato la vita.

Nel paese centro dello sfruttamento delle risorse petrolifere italiane ci si interroga sul valore dell’acqua, non solo come bene primario ma anche come valore etico di una civiltà che incomincia a profilare il disagio di una paventata scarsità. L’idea di sollevare lo sguardo e guardare all’acqua come risorsa viene sviluppata intorno alle infrastrutture di distribuzione; diventati dei veri e propri monumenti o santuari della vita sociale: le fontane o fontanelle. La forza culturale ed intellettuale di due figure di spicco di Corleto Perticara, Antony Gallo e Giovanni Zurzolo, rispettivamente Presidente della Pro Loco e Regista, attore e sceneggiatore teatrale mette su uno spettacolo che si muove in parallelo con le attività di recupero delle fontanelle e degli spazi collaterali, che vengono abbelliti, ripuliti,  restaurati e indicati con una targa che ne riporta il toponimo e la connotazione aggregativa o costruttiva. Così abbiamo la Fontana vecchia e la fontana di Cicc’ Tonn, quella del Chiazzile e del Chianitieddo o di San Sebastiano. Il recupero lo cura la Pro Loco sotto l’egida di Antony Gallo e dell’Ufficio Tecnico del comune, lo spettacolo teatrale lo cura Giovanni Zurzolo che attivando gli attori della Compagnia dei teatri itineranti “Sparsi Fiori Incolti“, Stefano Murru, Nadia Formica, Nadia Udossi, Marilisa Panzini, Pierangelo Guzzini, Patrizia Maccari e Gemma Scarponi, come coregista uniti ad altri cittadini volenterosi di Corleto che, attraverso il laboratorio teatrale, sotto la regia di Evi Unterthiner, si aggregano alla compagnia per parlarci di acqua sul campo, di risorsa ed infrastrutture di trasporto e distribuzione. Lo spettacolo inizia dove ebbe inizio il “progresso” intorno alla risorsa acqua ovvero la Fontana vecchia che viene realizzata – con architettura imponente e monumentale – in due anni (considerato i tempi fu uno sforzo non trascurabile) ed attivata l’anno 1863 con acqua captata dalla montagna Lata. La fontana porta un epigrafe importante che dice: i cittadini riconoscenti al municipio che attuava un desiderio annoso di una fonte pubblica dedicano questa pietra dichiarandola benemerita della Patria. Corleto Perticara 22 ottobre 1863. È il momento importante, l’incipit di tutto lo spettacolo itinerante, che ci apre – con la lettura da parte di Alessia Melfi (voce narrante durante il percorso) – la mente su ciò che per molti anni ha rappresentato la più banale della routine giornaliera: l’uso dell’acqua comprese le imprecazioni quando mancava per guasti alla rete  fino ai giorni nostri che incominciamo ad assaporare la sua “scarsezza”. Rimembrato che la fontana è solo la parte visibile di un intrigo di tubi, condotte, cisterne, pozzi e pozzetti; che sotto ai nostri piedi si trova un intrigo di tubi che rappresentano il vettore per lo smistamento dell’acqua”, si inizia il percorso lungo il dedalo di viuzze Corletane che, credo, nemmeno alcuni Corletani di ritorno conoscevano o ricordavano. Si fa tappa davanti ad ogni fontanella dove si incontrano personaggi un dì definiti “alchimisti” che ci ricordano, di converso, che l’acqua ha una connotazione chimica ma ha una sua caratteristica che la rende bene “innato” sul pianeta. Fonte di ogni benessere utile all’abitabilità dei luoghi. Si continua con tratti di esilaranti storie di maldestri fontanieri che evocano la chiave inglese per aprire- chiudere il flusso. Scontrandosi con le persone del posto che non hanno più pazienza con le interruzioni dell’erogazione idrica. Ovviamente non viene trascurato dal regista l’aspetto antropologico dei luoghi dove erano posizionate le fontanelle, luoghi dove si svolgeva la vita quotidiana del paese; l’agorà per le notizie, le osservazioni e l’aggiornamento sull’andamento della vita del paese. Ed il rito della sosta assume il tenore della processione con “le posate” o della via crucis con le “fermate”, con momenti di riflessione e “financo” meditazione.  Uno spettacolo che mette in risalto aspetti sociologici ed antropologici diversamente trascurati o dimenticati ma che tornano alla ribalta prepotentemente, sia perché l’acqua incomincia ad assumere quel valore economico legato alla sua scarsità sia perché le modalità di socializzazione e di vita quotidiana hanno assunto ed acquisito algoritmi diversi. Punta del messaggio, a mio parere, è la catena umana di solidarietà per rubare l’acqua alla fontana e  poter riempire un serbatoio utile per l’azienda agricola. Se si pensa che un dì gli animali di ritorno dal lavoro nei campi o dal pascolo brado sostavano davanti alle fontane per abbeverassi nelle vasche appositamente realizzate, nel mentre il contadino stanco si dissetava e riempiva il bilocco da portare a casa pieno d’acqua fresca si incomincia a far fatica a considerare progresso compiuto il tempo trascorso fino ad oggi.

Tutto ciò, dicevamo,  nel paese dove ha sede l’impianto petrolifero più grande d’Europea su terra ferma. Senza essere negazionisti dell’importanza della risorsa petrolio, corre la preoccupazione che la ricchezza mineraria possa renderci i ricchi più poveri d’Italia. Perché, se la ricchezza non viene poi convertita in infrastrutture di distribuzione di risorse vitali come l’acqua, per migliorare le reti idriche di adduzione e di distribuzione o per realizzare reti idriche per le aziende agricole-zootecniche e gli strumenti per poter sopperire ai momenti di cambiamenti climatici che generanno scarsità di piogge, si farà fatica a capire un benessere che c’è ma non si vede.

Lo spettacolo ha aperto un varco per una riflessione seria e puntuale su argomenti non più procrastinabili, nel mentre si sono riqualificati luoghi della memoria ma che ancora danno il loro apporto di vitalità. È tempo di eventi aperti alla cultura, alle riflessioni sociologiche ed antropologiche che incominciano a cambiare lentamente il modello dello svago e dell’accoglienza estiva; e, purtroppo, è il tempo di osservare i cambiamenti con occhio vigile e attento per evitare il peggio. L’acqua ci sarà pure su Marte ma è tempo di custodirci la nostra.

Ancora una volta la Pro Loco, in sinergia con altre risorse intellettuali del luogo, dimostra capacità di visione e di attenzione al territorio e ci restituisce uno spettacolo che ha aperto la mente e la visibilità di luoghi cittadini a mio parere poco visitati e, oserei dire, poco conosciuti seppur di una bellezza antica e meritevole di attenzione. Ben lontani dai tempi dei Carri di Tespi, il teatro si conferma luogo e momento di riflessioni alte ed importanti. Zurzolo – Gallo hanno dimostrato che se le idee camminano su gambe giuste portano a traguardi importanti.

Gianfranco Massaro – Agos

Antony Gallo – Presidente Pro Loco
Giovanni Zurzolo – Regista
Giovanni Zurzolo – Regista

         

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