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A 160 anni dal devastante sisma tre giorni di eventi in Val d’Agri

I morti furono 9mila e 800 con oltre 6 mila case crollate e inabitabili

A 160 anni dal terremoto del 16 dicembre 1857 tre giorni di eventi sono in corso in Val d’Agri. Dopo l’incontro di ieri a Grumento Nova, oggi a Viggiano sarà presentato lo stato delle attività di prevenzione sismica sul territorio, in particolare in Basilicata, ma anche per approfondire le modalità attraverso le quali una comunità può svolgere un ruolo attivo. Domani, infine un’escursione guidata ripercorrerà parte della spedizione di Robert Mallet nell’alta Val d’Agri. Il sismologo irlandese Robert Mallet (1810-1881) per documentare gli effetti del terremoto (oltre 11 mila morti, 9.800 in Val d’Agri e 1.200 nel vallo di Diano) si fece accompagnare da fotografi e «illustratori». Sono documenti storici unici per la rappresentazione della devastazione. I fotografi furono Jean-Baptiste Bernoud (detto) Alphonse (1820-1873) e Claude Grillet (erroneamente citato Grellier dallo stesso Mallet), e l’illustratore (che realizzò 79 litografie) Vincent Brooks (1815-1885).

Quelle foto (156) furono pubblicate per la prima volta sulla rivista «L’Illustration» nel 1862 e consegnate alla Biblioteca Royal Society di Londra. Ricerche successive hanno dimostrato che le stampe del catalogo della Royal Society elencate come «Alphonse Bernoud Grellier» sono errate. C’erano due notevoli fotografi del terremoto del 1857 in Campania e Basilicata Alphonse Bernoud e Claude Grillet, che era un fotografo francese con uno studio a Napoli. Oltre 180 località, tra paesi e frazioni, in un’area di oltre 20 mila chilometri quadrati, subirono ingenti danni. In molti casi interi centri abitati furono «rasi al suolo». Secondo la ricostruzione fatta da Mallet oltre 6mila case crollarono e divennero inabitabili. Lo studioso irlandese fu osservatore e straordinario «testimone scientifico» degli effetti disastrosi del terremoto. Grazie ad una sovvenzione di 150 sterline della Royal Society di Londra nei mesi di febbraio e marzo 1858 giunse con una spedizione nelle aree terremotate. Il suo «diario» (con notevoli osservazioni di carattere scientifico e commenti letterari) fu pubblicato a Londra nel 1862 con il titolo «The Great Neapolitan Earthquake. The First Principies of Observational Seismology». Il sisma, valutato come il più devastante accaduto in Italia, ebbe una vasta eco in Europa e in particolare in Gran Bretagna.

Tra i tanti giornali che commentarono con ampi articoli il grave evento, ci fu anche il settimanale londinese «Household Words» diretto dal famoso romanziere inglese Charles Dickens. Tre curiosità per concludere: Quel 12 febbraio del 1858 gli abitanti di Eboli, in una fredda giornata invernale con la neve caduta in abbondanza, videro passare una carovana con muli carichi di mercanzia, tre cavalli, montanari intabarrati e un carretto con un forestiero silenzioso, certamente uno straniero, forse inglese. La polizia borbonica lo sorvegliava perché temeva fosse una spia inviata da Londra per spiare quello che accadeva nel Regno delle Due Sicilie. Il secondo aneddoto. Il Re non si mosse da Napoli , come nel 1851 quando fu distrutta Melfi, ma volle che le autorità lo tenessero informato. Solo il 21 dicembre, cinque giorni dopo, fece partire da Napoli per Potenza i primi aiuti con 42 soldati e 54 marinai da impiegare per la costruzione dei primi ricoveri per i terremotati. Infine Giacinto Albini miracolosamente sopravvisse dopo essere rimasto sepolto dalle macerie di una casa per oltre 24 ore. Il comitato insurrezionale lucano proprio a causa del terremoto fu trasferito in una masserie della famiglia Marra in località Morroni. Appena tre anni dopo (il 16 agosto 1860 a Corleto e il 18 agosto a Potenza) i rivoluzionari lucani con Giacinto Albini furono protagonisti dell’insurrezione della Basilicata contro i Borbone.

FONTE: ROCCO BRANCATI – LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO

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