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Politica

Perché Arpab non vuole dire che tipo di idrocarburi ci sono nel Pertusillo?

Gianni Rosa, consigliere regionale Fratelli d’Italia – Alleanza Nazionale: “Perché ARPAB non vuole dire che tipo di idrocarburi ci sono nel Pertusillo?”

Da dove proviene il petrolio rinvenuto nell’invaso del Pertusillo negli ultimi mesi? Ancora non è dato saperlo.

Come la stessa Arpab ha dichiarato, recenti analisi eseguite sulle acque dell’invaso hanno riscontrato tracce di idrocarburi nella misura di 0,06 milligrammi per litro a fronte di un limite massimo di 0,2 milligrammi per litro. Quindi nessun limite è stato sforato ma l’Arpab ha omesso di ‘tipizzare’ gli idrocarburi e quindi di accertare se l’origine sia petrogenica, cioè naturale, o legata a processi industriali relativi all’estrazione e stoccaggio del greggio del vicino Centro Olio di Viggiano.

Abbiamo presentato un’interrogazione a risposta immediata al Presidente della Giunta in cui chiediamo quali azioni si vogliono intraprendere per imporre ad ARPAB una tipizzazione più stringente degli idrocarburi rinvenuti nel Pertusillo al fine di acquisire, una volta per tutte, un dato obiettivo ed univoco sulla loro origine.

Omissioni, parziali ammissioni, mezze verità. Sono anni, che, in Basilicata, i controlli e le informazioni relative al paventato disastro ambientale in Val d’Agri vengono condotti in questo modo. Si nega qualsiasi responsabilità fino a quando l’evidenza dei fatti costringe a delle parziali ammissioni e, anche in questo caso, l’informazione che viene resa ai cittadini è sempre insufficiente e incompleta.

Che l’Eni mantenga questa condotta è comprensibile, per quanto non giustificabile. La multinazionale prova a tutelare i propri interessi, considerato l’altissima posta in gioco. Ma che lo faccia il Governo regionale, attraverso gli Enti predisposti al controllo ambientale, è vergognoso.

Anche nel III Rapporto Tecnico, relativo al Monitoraggio del Lago Pertusillo, l’Arpab conserva l’ambiguità relativamente all’origine di Idrocarburi Policiclici Aromatici -IPA- nei sedimenti lacustri. Un’indeterminatezza che, evidentemente, essendo meno allarmante, fa più comodo e lascia tutti più tranquilli. Almeno fino alla prossima ‘parziale’ ammissione.

Solo perché ‘costretti’ da una nota ufficiale del Ministero dell’Ambiente, Pittella e l’Assessore all’Ambiente Pietrantuono, nel corso dell’ultima conferenza stampa, hanno dichiarato che in questi anni l’Eni ha adottato un’errata classificazione per il greggio estratto in Val d’Agri, ridimensionando il reale livello di pericolosità. Quindi scopriamo solo ora, che, in questi anni, è stata utilizzata una AIA inadeguata in rapporto alla pericolosità del prodotto estratto e ai processi di lavorazione messi in atto in Val d’Agri.

Non solo. Alla luce di questa riclassificazione, lo sversamento di petrolio avvenuto in Val d’Agri è stato rivalutato come “incidente rilevante”. Ecco la parziale ammissione che, però, Pietrantuono si affretta a minimizzare dichiarando che questo non implica nessuna relazione con il danno ambientale.

Insomma, ormai la partita che questo Governo sta giocando è fin troppo chiara, per quanto si cerchi di nasconderla. Sapendo bene che l’economia regionale, per loro precise responsabilità, è assoggettata in modo vizioso all’andamento delle royalties petrolifere, si cerca il modo meno indolore per salvare il salvabile e riavviare la produzione.

Negligenza, superficialità e cattiva politica che la Terra e i cittadini lucani pagheranno per molti anni ancora.

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