Società e Cultura

Paesi interni senza scuole: non prevalga la rassegnazione

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Solo immaginare cosa potrebbe accadere nell’anno scolastico 2027-2028 nelle scuole del Marmo-Melandro, per poi proiettare il ragionamento sulle altre aree più interne della regione, dovrebbe scatenare una forte reazione. Perché, se come riferisce la Fondazione Agnelli, la popolazione scolastica in Basilicata subirà una nettissima diminuzione rispetto all’anno scolastico in corso, con una perdita di centinaia di classi fra scuola dell’infanzia, primaria e secondaria di primo e secondo grado, da noi con scuole ridotte già all’osso per numero di iscritti, questo significa chiusura generalizzata. Una prospettiva che non possiamo accettare come ineludibile, quasi fosse una “maledizione”, e quindi come una scelta obbligata per i nostri figli a frequentare persino le scuole dell’obbligo a Potenza. I numeri diffusi sono allarmanti: nel 2027-2028 il calo sarà del 12 per cento nella scuola dell’infanzia, del 17 per cento nella primaria, del 19 per cento nella secondaria di primo grado e del 17 per cento nella secondaria di secondo grado. Dal punto di vista delle classi-sezioni – «nell’ipotesi di classi formate in media da 25 ragazzi e ragazze» – fra dieci anni vi saranno 62 classi-sezioni di scuola dell’infanzia in meno; 162 in meno nella primaria, 119 in meno nella scuola secondaria di primo grado e 190 in meno nella scuola secondaria di secondo grado.

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Per chi fa dell’impegno istituzionale, politico e civico una ragione di vita, non può assolutamente prevalere la rassegnazione. Altrimenti dopo la scuola sarebbe la fine di tanti altri servizi che in tutti questi anni abbiamo faticosamente difeso. Penso agli uffici postali delle frazioni e contrade rurali ed anche di alcuni centri storici.

So bene che il problema è molto ampio e richiama, su tutte, la questione demografica che continua a minare il futuro delle nostre comunità locali, specie i cosiddetti “paesi polvere”, i centri più piccoli. Ma non per questo dobbiamo aspettare che le prospettive nefaste della Fondazione Agnelli (la stessa che di tanto in tanto, proprio facendo allarmismo sugli aspetti demografici, rilancia l’ipotesi delle macroregioni con l’accorpamento della Basilicata ad altre) si avverino. Solo un programma complessivo di azioni sui territori, a partire dall’occupazione per i giovani e dalla qualità della vita nelle aree più interne,  può affrontare le prospettive di futuro delle nostre comunità locali e quindi dei nostri figli.

Carmine Ferrone, dirigente Liberi e Uguali Marmo-Melandro e assessore al Comune di Bella

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