Petrolio in Val d'Agri

Cova Viggiano: in 75 giorni calo di 1 milione di barili con perdita tra 40-75 milioni di euro



Chiuso il 2017 tra stop e riavvii per il giacimento della Val d’Agri, il 2018 si apre all’insegna di battaglie legali e risarcimenti milionari. Da una parte la Regione Basilicata contro l’Eni per i mancati introiti conseguenti alla perdita di greggio dai serbatoi e allo stop del Centro Olio Val d’Agri, dall’altra la stessa Eni, che per lo stop voluto dalla Regione dell’attività di reiniezione del pozzo Costa Molina 2, ha denunciato, da subito, i danni che avrebbe subito. Una perdita economica che la stessa società del Cane a sei zampe ha quantificato «dai 500 mila a 1 milione di euro al giorno, corrispondente a una riduzione complessiva di 13mila barili ogni giorno».

A conti fatti, in 75 giorni di stop, il veto all’attività di reiniezione dell’acqua di strato, ha costretto la compagnia a ridurre la produzione petrolifera, facendo venire meno complessivamente circa un milione di barili, con un danno economico, dovuto alla diminuzione della produzione stimata, tra i 40 a 75 milioni di euro per tutto il periodo. Gli effetti economici che avrebbe avuto la delibera della giunta lucana del 6 ottobre (1062/17), erano stati anticipati dalla stessa Eni in due lettere durissime, nei toni, inviate al presidente della Regione Basilicata Marcello Pittella, a distanza di tre giorni l’una dall’altra (il 30 ottobre e il 3 novembre) dalla responsabile del Distretto meridionale della compagnia petrolifera, Francesca Zarri. A 15 giorni dallo stop, quando il danno era ancora contenuto, infatti, la compagnia aveva «avvertito» la Regione invitandola a revocare in autotutela il provvedimento della giunta regionale, perché, sosteneva l’Eni, «è stata dimostrata l’infondatezza del presupposto su cui è basato e l’assenza assoluta di condizioni di rischio per la salute e per l’ambiente». Nessuna risposta alle due missime arrivò, però, da palazzo Verrastro.


Del resto era ben chiaro che la questione sarebbe andata oltre. Il presidente Pittella, infatti, già dopo la ripresa delle attività dopo lo sversamento dai serbatoi del Cova, aveva annunciato un’azione di risarcimento danni contro l’Eni per le mancate royalty. «Una perdita che avevamo messo in conto – aveva commentato il presidente della Regione, Marcello Pittella – ma viene prima la salute e la sicurezza dei cittadini. Ora chiederemo un tavolo nazionale, per avere una sorta di riconoscimento economico per le royalty perdute nella fase di sospensione. Insomma, una sorta di “risarcimento” da quantificare per il mandato introito alla Regione». Questo a luglio scorso. Poi il nuovo inatteso stop di ottobre, questa volta sul pozzo Costa Molina 2, fino al 19 dicembre quando la giunta regionale ha dato il via libera alla reiniezione e sbloccato il provvedimento, guarda caso, proprio il giorno prima dell’udienza del ricorso contro la Regione presentato dall’Eni davanti al Tribunale amministrativo regionale della Basilicata (la camera di consiglio era fissata il 20 dicembre). L’attività prima di Natale è così potuta riprendere regolarmente, ma le carte bollate rimangono e con esse le annunciate richieste risarcitorie, da una parte, per la Regione Basilicata per la questione sversamento, e dall’altra, per l’Eni per il pozzo Costa Molina 2. Resta, infatti, in piedi il ricorso presentato dalla società petrolifera al Tar della Basilicata che deciderà nel merito il 23 maggio, per l’annullamento della delibera della giunta lucana del 6 ottobre (1062/17), della nota dell’Arpab del 5 ottobre relativa ai campionamenti sulle acque di reiniezione e di altri atti connessi, previa adozione di misure cautelari.

FONTE: LUIGIA IERACE – LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO

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