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Allarme incendi: il meridione paga le riforme di Renzi il Corpo Forestale andava riorganizzato e non smembrato


Brucia la Sicilia: Messina, Enna, Palermo. Brucia il Vesuvio. Il Gargano, la Basilicata, la Calabria.

Quando divampano grandi incendi nelle altre Nazioni, la macchina delle operazioni viene messa immediatamente sotto la lente di ingrandimento da parte della collettività.

In Italia, invece, pare che la priorità del Governo sia quella di salvare le banche fallite, lasciando la gestione degli incendi a Regioni del tutto impreparate ad affrontare le emergenze.

In Basilicata la situazione non è rosea, con incendi importanti che hanno interessato soprattutto l’area sud, interessando anche il Parco Nazionale del Pollino e la zona metapontina.

Certo è che il Governo in questi anni ha peggiorato di molto la situazione attraverso i numerosi tagli alla Protezione Civile, ai Comuni e ai Vigili del Fuoco. Anche la Protezione ha subito notevoli tagli ai mezzi di pronto intervento quali ad esempio i famosi Canadair, ridotti di molto nel numero. Stessa cosa per i Fire-Boss, aerei di dimensioni più piccoli impegnati negli interventi per lanci a bassissima quota.

Per non parlare dei tagli al Corpo dei Vigili del Fuoco (in Francia esistono 110 mila unità a fronte delle nemmeno 30 mila italiane) della riduzione di fondi per la protezione civile e per i comuni.

Il tutto assume connotati più grotteschi se pensiamo che il Corpo forestale dello Stato non esiste più in quanto smembrato da una fallimentare riforma del Governo Renzi.

Un Corpo dello Stato che aveva i mezzi adatti per far fronte alle emergenze determinate dagli incendi boschivi: APS (autopompa serbatoio per lo sterrato), pick up per i piccoli incendi, elicotteri Erickson per i grandi incendi, oltre a disporre di uomini attrezzati per l’AIB (Anti Incendio Boschivo).

Come gruppo regionale del M5S, insieme al Parlamentare M5S Massimiliano Bernini, nello stesso istante in cui la Madia ha proposto lo scellerato disegno di legge di smembramento del CfS, abbiamo ascoltato il personale della “forestale” e denunciato i gravi rischi a cui questo progetto avrebbe potuto condurci; ci siamo resi protagonisti di proposte e mozioni tese a scongiurare un disastro preannunciato; cercato inutilmente di far comprendere che dietro al disegno di accorpamento non esisteva altro che un bluff politico.



Ed ora emergono i nodi al pettine, la famigerata proposta della Madia, che correva dietro alla eliminazione di sovrapposizioni di competenze fra le Forze di Polizia, di riorganizzazione delle stesse al fine di ridurre la spesa globale, di consegnare alla collettività una cognizione di sicurezza che ambiva a rilegare ogni Polizia in un ambito specifico, ha partorito il solito topolino.

Infatti, lo smembramento dei mezzi e del personale, del glorioso Corpo forestale dello Stato, è avvenuto ope legis, con il trasferimento di un’aliquota nei Vigili del Fuoco, aventi il compito specifico di dirigere lo spegnimento degli incendi boschivi; un’altra parte della Guardia di Finanza ed un’altra ancora in Polizia di Stato.

Ribadiamo, tutto in virtù di cancellare e debellare il mal costume che vedeva coinvolte le Amministrazioni deputate alla sicurezza ed all’ordine pubblico: la sovrapposizione delle competenze.

Nel silenzio roboante delle istituzioni della Regione Basilicata, che non hanno colto o voluto cogliere il ruolo strategico dell’ex CFS, soprattutto in una regione come la Lucania, il disegno è diventato realtà e con esso i disastri.

Oggi l’istituzione regionale non sembra avere  un piano strategico di lotta agli incendi boschivi, non siamo a conoscenza se abbiano sottoscritto con i Vigili del Fuoco una convenzione, non siamo a conoscenza di come la macchina deputata alla prevenzione, ricordiamo la SOUP, si stia organizzando, eppure si rincorrono voci di ritorno al passato, riconsegnando le chiavi delle operazioni di prevenzione e spegnimento al personale in servizio presso i Carabinieri Forestali, dimenticandoci che in virtù di una legge il tutto dovrebbe essere di competenza dei Vigili del Fuoco.

La verità emerge lentamente e con essa le bugie del PD e la supponenza dei politici lucani.

Ora assisteremo alla rigenerazione dell’ex CFS, oggi Carabinieri forestali, purtroppo senza mezzi e personale specializzato, in una Regione, la Basilicata, in cui tutto tace sul fronte degli elicotteri, dell’organizzazione del servizio antincendi e delle convenzioni.

Ma allora a chi è servito distruggere l’unica forza di polizia ambientale?

Gianni Leggieri 

Capogruppo M5S Basilicata


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